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Sul dramma della quindicenne stuprata dagli immigrati nel parco
le grottesche baggianate degli “illuminati” intellettuali di sinistra
Biagi con il procuratore di Bologna:
”Sì, la responsabilità è di Berlusconi”
di Gaetano Saglimbeni
Sulle “sparate” anti-Berlusconi del procuratore capo di Bologna, per il quale gli stupri di ragazze nei parchi ad opera di immigrati clandestini sarebbero da inquadrare in una certa “cultura della illegalità” diffusa dalle incaute dichiarazioni del presidente del Consiglio sul lavoro sommerso, si è trovato d’accordo (e la cosa non mi sorprende affatto) il grande vecchio del giornalismo italiano Enzo Biagi.
Nella sua rubrica domenicale “Strettamente personale”, sul Corriere della Sera, dopo aver criticato (legittimamente, bisogna dire) le proposte del ministro leghista della Giustizia sulla “castrazione chimica o chirurgica per gli stupratori recidivi”, ha scritto: “Al di là delle discutibili idee del ministro, vero è che tira un’aria preoccupante e non è un caso che abbia sentito il bisogno di intervenire il procuratore capo di Bologna, Enrico Di Nicola, denunciando come non sia un ‘bene’ per l’Italia che il 40 per cento dell’economia sia costituito da ricchezza sommersa. Subissato dalle critiche della Casa delle libertà e dallo sconcerto del guardasigilli Roberto Castelli, il procuratore non voleva dire altro che il clima di illegalità che pervade tanti settori della nostra vita non aiuta di certo e, caso mai, convince molti a sentirsi impunibili”. Ed ha concluso: “Io sto, tanto per chiarire, dalla parte di Di Nicola”.
Non c’era alcun bisogno che lo chiarisse, il grande Biagi: nel momento in cui il procuratore capo di Bologna sparava ad alzo zero contro Berlusconi (anche per lo stupro di immigrati clandestini in un parco pubblico, sissignori), nessuno pensava che l’editorialista sommo del Corriere potesse non trovarsi d’accordo con lui. Si dà il caso, però, che quello che Silvio Berlusconi ha spiegato con molta chiarezza ai giornalisti sull’economia sommersa non sia stato compreso né dall’uno (il magistrato) né dall’altro (l’editorialista). Ed è davvero strano, un caso che inquieta e comincia a preoccupare, che il grande vecchio del giornalismo italiano abbia scritto ancora una volta nella sua rubrica tutto il contrario di quello che sullo stesso giornale avevano scritto pochi giorni prima i giornalisti che seguono abitualmente il presidente del Consiglio.
Era già successo, come tutti ricordiamo, in occasione del recente comizio del premier a Bolzano, dove il dito medio all’insù mostrato da Berlusconi al pubblico per illustrare una barzelletta (riferito dai cronisti per quello che era, e cioè il gesto auto-ironico di un politico che ama spesso ridere di se stesso), era diventato per l’editorialista Biagi un turpe e incivile gesto di sfida a quelli che contestavano nella piazza il premier. Questa la sua fantasiosissima interpretazione della scena vista da Milano attraverso la televisione. E rispose poi stizzito, il giornalista, ai dirigenti di Forza Italia che, trattandosi di una palese falsità, chiesero la doverosa rettifica a norma di legge.
Questa volta non è un gesto turpe che viene attribuito al presidente del Consiglio, ma una presunta e molto ipotetica sua responsabilità per le incaute dichiarazioni sul sommerso che, a sentire il criticatissimo procuratore capo di Bologna ed il suo illustre difensore Biagi, avrebbero addirittura provocato lo stupro di una quindicenne che passeggiava al parco mano nella mano con il fidanzato, ad opera di due immigrati clandestini che a turno hanno tenuto immobilizzato il fidanzato con un coltello alla gola mentre l’altro violentava la ragazza. Quale legame o semplice nesso logico possa esserci tra un discorso sulla economia sommersa e lo stupro di una ragazze da parte di immigrati clandestini in un parco non siamo riusciti e non riusciremo mai a capirlo, noi comuni mortali non “illuminati” dalle nobilissime folgorazioni intellettuali delle sinistre (alle quali sia Di Nicola che Biagio si onorano di appartenere). L’unica cosa che possiamo fare, nel nostro piccolo, è raccontare i fatti come si sono svolti, per filo e per segno.
Bisogna subito chiarire, anzitutto, che cosa ha detto realmente il presidente del Consiglio parlando della economia sommersa. La tattica delle sinistre, si sa, è sempre la stessa: inventano una qualsiasi assurdità mettendola in bocca a Berlusconi (che so, il sole spunta ad occidente anziché ad oriente, per dire la prima baggianata che capita), la propagandano bene attraverso i giornali di parte, per poi dire “avete visto com’è stupido il Berlusconi a dire queste cavolate” oppure, se lui chiede la rettifica, “ha fatto marcia indietro, avete visto, sostenendo che hanno capito male i giornalisti”.
Nel caso in ispecie, non è assolutamente vero che il presidente del Consiglio abbia definito un “bene” (solo un idiota o un folle poteva dirlo) il fatto che il 40 per cento della economia italiana sia costituito da ricchezza sommersa prodotta con lavoro nero, come sostengono il procuratore capo di Bologna e l’editorialista Biagi (che ovviamente non erano presenti, né l’uno né l’altro, all’incontro del premier con i giornalisti). Il discorso di Berlusconi era ben altro e di tutt’altro significato (che, per fortuna, non è sfuggito ai giornalisti presenti alla conferenza stampa).
Rispondendo alla domanda di un giornalista sulla non facile situazione della “Italia dell’euro”, il presidente del Consiglio ha spiegato che il Paese non è per nulla allo sfascio, come i politici delle sinistre-Ulivo vorrebbero far credere ripetendo da quattro anni gli stessi slogan disfattisti, perché la nostra economia è solida, anche se i dati ufficiali possono evidenziarne lo stato reale solo in parte. E’ venuto fuori così il discorso sul sommerso.
“Se consideriamo”, le sue testuali parole, riportate l’indomani da tutti i giornali, “che il sommerso rappresenta il 40 per cento della nostra economia, comprendiamo benissimo che il nostro prodotto interno lordo reale (non quello ufficiale, purtroppo) non ha nulla da invidiare a quello dei Paesi più sviluppati”. E dunque, ha aggiunto, “ il nostro impegno deve essere (ed è da quattro anni) quello di fare emergere sempre più il sommerso. Per tre motivi: primo, perché chi lavora possa godere di tutti i benefici previsti dalle leggi in fatto di previdenza e assistenza; secondo, perché tutti siano chiamati a pagare le tasse in base a quello che producono; terzo, perché i dati relativi al lavoro oggi in nero possano finalmente entrare nella elaborazione delle statistiche che riguardano la economia del nostro Paese”.
Cosa significa, questo discorso? Che il presidente del Consiglio difende il sommerso e considera un “bene” per l’Italia che “il 40 per cento dell’economia sia costituito da ricchezza sommersa”? Strano davvero che soltanto due persone in Italia, il procuratore capo di Bologna ed il grande vecchio del giornalismo italiano Enzo Biagi, abbiano capito questo. Il premier Berlusconi ha detto in realtà tutto il contrario ed i giornalisti seri (quelli che scrivono per giornali seri) hanno riferito esattamente quello che lui ha spiegato con molta chiarezza. Si è pure detto orgoglioso, il presidente del Consiglio, di quello che il suo governo ha fatto in quattro anni, chiarendo che, se la disoccupazione in Italia è scesa al minimo degli ultimi tredici anni, il merito è anche, se non soprattutto, della legge Biagi che sta facendo emergere il lavoro sommerso”. Fin troppo chiaro, mi pare, per chi ha voglia di capire (e di riferire sui giornali informazioni esatte).
“Subissato dalle critiche della Casa delle libertà e dallo sconcerto del guardasigilli Roberto Castelli, il procuratore capo di Bologna”, ha scritto Biagi. Ma non soltanto da loro, bisogna dire. L’editorialista del Corriere, evidentemente, non legge quello che il suo giornale scrive. Se lo avesse letto, l’indomani della sorprendente dichiarazione del magistrato che indagava sugli stupratori di Bologna, avrebbe saputo delle dure e severissime critiche che al dottor Di Nicola ha rivolto una diessina “doc” emiliana, Claudia Mancina, docente universitaria di Etica dei diritti e parlamentare della Quercia dal 1992 al 2001. Ha definito “frasi decisamente senza senso e assolutamente fuori luogo”, quelle pronunciate dal procuratore capo di Bologna, la ex parlamentare comunista, parlando di un “vero e proprio cortocircuito mentale” che si sarebbe stabilito pericolosamente in chi le ha pronunciate ed invitando il capo degli inquirenti della sua città a preoccuparsi piuttosto di indagare e rafforzare l’impegno per “arginare la violenza”, anziché perdere tempo a pronunciare “discorsi ideologico-politici senza costrutto, che non centrano nulla né con gli stupri delle ragazze nel parco né con la professione del magistrato”.
Critiche non meno severe, e giudizi non meno pesanti, di quelli che sulle paradossali dichiarazioni del procuratore capo di Bologna ha pronunciato il ministro della Giustizia. La ex parlamentare comunista bolognese parla senza mezzi termini di “cortocircuito mentale” che avrebbe provocato quell’assurdo discorso del magistrato, ed il guardasigilli Castelli richiama l’attenzione dei politici sulla necessità di sottoporre i magistrati a “test psico-attitudinali” quando si tratta di decidere gli avanzamenti di carriera, come previsto dalla nuova legge sulla riforma della giustizia che è stata già approvata dal Senato e attende adesso il voto definitivo della Camera. Non mi pare che ci siano differenze sostanziali tra il giudizio della diessina ex comunista Mancina e quello del ministro leghista Roberto Castelli.
La stessa intervistatrice del procuratore Di Natale, Cristina Marrone del Corriere della Sera, ha ritenuto di non potersi sottrarre ad una domanda doverosa in questi casi per un giornalista serio. “Ma cosa c’entrano le dichiarazioni del premier Berlusconi sul sommerso con la violenza sessuale di due immigrati clandestini ad una ragazza in un parco pubblico sotto gli occhi del fidanzato minacciato con un coltello alla gola?”, ha chiesto al dottor Di Nicola. Risposta del procuratore: “Coloro che commettono attività delinquenziali così traumatiche vedono, purtroppo, che certi valori mancano alla classe dirigente. Fino a quando sarà così, non avremo certo degli esempi da seguire; nessuno a cui ispirarci per vivere in una civile convivenza. Senza una cultura della legalità, non possiamo pretenderlo”. Fin troppo chiaro il concetto, o no?
Rabbiosa e sdegnata la risposta di Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia: “Ma cosa c’entrano, signor procuratore capo, queste considerazioni simil-filosofiche con le funzioni di un magistrato che deve occuparsi solo ed esclusivamente di far prendere e condannare i delinquenti? Come non essere d’accordo con il ministro Castelli? Dice il guardasigilli: ‘Ben venga la nuova legge sulla riforma della giustizia, ben vengano i test psico-attitudinali ai quali sottoporre periodicamente quelli che hanno il non facile compito di amministrare la giustizia. Ed io aggiungo che, se un procuratore capo sostiene che gli immigrati clandestini stuprano perché il premier del Paese che li ospita ha fatto dichiarazioni sulla economia sommersa, è davvero preoccupante: dobbiamo renderli obbligatori subito, quei test”.
Certo, è difficile per tutti noi capire quel che è passato per la testa del procuratore capo di Bologna nel fare quelle dichiarazioni: il suo ragionamento, dice bene la ex parlamentare comunista Claudia Mancina, è davvero da “cortocircuito mentale”. Immaginiamo due immigrati clandestini che sbarcano in Italia, ascoltano in televisione il presidente Berlusconi che discute con i giornalisti di economia sommersa, o leggono le sue dichiarazioni sui giornali, e dicono esultanti: ”Ma se qui c’è il sommerso, se il capo del governo parla così, siamo a cavallo: vuol dire che non c’è la cultura della legalità, non c’è una cultura istituzionale, e per noi è una pacchia”. E dunque, tutti al parco, alla ricerca di ragazzine da stuprare, sotto gli occhi dei fidanzati.
Siamo al grottesco? No, alla follia pura, come il lettore avrà certamente capito. Altro che “cortocircuito mentale”: questa è materia da clinica psichiatrica. Ed i test psico-attitudinali non bastano. Anche per i giornalisti (alla cui categoria mi onoro di appartenere) bisognerebbe fare qualcosa. L’odio per Berlusconi, che annebbia le “illuminate” menti di tanti miei illustri colleghi, non può giustificare in nessun modo le balle che raccontano ai lettori.
“Senza senso e assolutamente fuori luogo”, per dirla con la ex parlamentare comunista Claudia Mancina, a me sembra anche la difesa d’ufficio che del procuratore suo corregionale (e amico, suppongo) fa o tenta di fare il giornalista Enzo Biagi. La verità è che, scrivendo certe cose in difesa di un amico, gli si può fare più male che bene. Ed il mio illustre collega avrebbe certamente fatto meglio a stare zitto. Meglio dimenticare e tentare di far dimenticare presto le sconsiderate baggianate di un magistrato in prima linea nella lotta alla violenza (come sta cercando di fare il Consiglio superiore della magistratura per non adottare contro di lui i provvedimenti drastici che sono stati invocati da più parti, in seno allo stesso Csm). Penso proprio che il grande Biagi abbia perduto una buona occasione per star zitto.
Gaetano Saglimbeni
sito web:
www.gaetanosaglimbenitaormina.it

Bassolino come Cofferati, law & order
Napoli-”Basta con i facili sociologismi: bisogna convincersi una volta per tutte che il crimine non è soltanto figlio della povertà. Spero che la sinistra l’abbia finalmente capito”, dice il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, in un’ intervista al Corriere della Sera dopo i fatti di cronaca nera degli ultimi giorni nel Napoletano.
“Esistono delle leggi e vanno rispettate, senza nascondersi dietro alibi di comodo - aggiunge - Conosco migliaia di persone che abitano a Scampia e non per questo si sentono autorizzate a commettere reati. Chi con troppa superficialita’ impartisce assoluzioni sociali ai delinquenti offende tutti quei cittadini che, a costo di duri sacrifici, scelgono ogni giorno di vivere nella legalità”.
“Come sottolinea anche Cofferati, la realtà è cambiata e non possiamo leggerla con una sola lente. Dire che la criminalita’ germoglia piu’ facilmente nell’emarginazione e nel disagio mi sembra perfino ovvio. Siamo tutti d’accordo sul fatto che prevenzione e repressione debbano camminare sempre con lo stesso passo. Non sono convinto, invece, che esista un rapporto meccanico di causa-effetto fra degrado e illegalità. (…) La camorra si regge sul mito del “tutto e subito”. In un solo giorno, uno spacciatore qualunque intasca quanto un impiegato racimola durante un intero anno di lavoro. Di cosa parliamo, allora? Dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia la realta’ e riconoscere che, oggi, i criminali sono ricchi e spietati. Il resto appartiene a un copione ormai ingiallito”.
“Un buon punto di partenza sarebbe quello di considerare la sicurezza, e piu’ in generale la difesa della legalita’, un nuovo diritto di cittadinanza. Il passo successivo dovrebbe essere un attento riesame della normativa in vigore, dedicando grande attenzione alla certezza della pena. Faccio un esempio: uno dei rapinatori catturati lunedi’ sera durante la rivolta contro i poliziotti era gia’ stato arrestato il 6 giugno scorso. Ma ventiquattr’ore dopo, grazie al patteggiamento, era di nuovo libero. Libero di tornare a commettere gli stessi crimini per i quali era stato acciuffato e condannato. Dinanzi a storie del genere, e’ difficile trattenere lo sconcerto: si rischia di alimentare l’idea che l’illegalità paghi”.
“Il legislatore deve capire che, oggi, reati come gli scippi e le rapine incidono sulla convivenza civile in maniera decisamente piu’ drammatica rispetto al passato. Purtroppo, ormai, la posta in gioco non è soltanto un portafoglio o una borsetta, ma la vita stessa delle persone. Che non può essere oggetto di baratto in un’aula di giustizia”, conclude Bassolino.
Fausto Tonna, l'ex direttore finanziario del gruppo ha avuto due anni e sei mesi. Giampaolo Zini, consulente di Parmalat con studio a New York ha avuto due anni.
Un anno e dieci mesi per Luciano Del Soldato, ex direttore finanziario. Un anno e sei mesi per Alberto Ferraris altro ex direttore finanziario. Un anno e undici mesi per Giovanni Tanzi, fratello di Callisto.
Marco Pannella e la sua« baracca » da chiudere
Marco Pannella ha dichiarato a Rainews 24 che il suo partito radicale molto probabilmente dovrà « chiudere baracca ».
« Bisogna considerare » ha detto « la possibilità che questo partito muoia ».
Evidentemente il Pannella non si era ancora accorto che il suo partito – o meglio, come dice lui, la sua « baracca » - era già deceduto, e da un paio d’anni. Quello che in questi ultimi due anni sembrava esistere, era solo il suo ectoplasma.
"Se si sommano i partiti che appartengono al Centrodestra, dalla Mussolini ai liberali, si arriva quasi alla stessa percentuale del Centrosinistra. Ma il premier può sorridere solo se tutte le forze si accorpano fra loro". Alessandra Ghisleri (Euromedia Research), intervistata da Affari, svela gli ultimi sondaggi in ordine di tempo. Sondaggi che lo stesso presidente del Consiglio attende con ansia per decidere le prossime mosse.
La fine della lista unitaria dell'Ulivo? "Fa bene alla Margherita, ma i Ds restano saldamente il primo partito. E hanno 7-9 punti di vantaggio sui Dl". An? "Ha perso voti, perché le divisioni interne appaiono lotte di potere". La Lega? "Grazie al ritorno di Bossi è sopra il 5%". L'Udc? "E' attorno al dato delle Europee (5,9%), ma ha un problema di leadership. Bene Casini, male Follini". E Forza Italia? "Si muove tra il 20 e il 22% e tutto dipenderà da come verrà costruito il partito unico".
Qual è lo stato di salute delle due principali coalizioni?
"I due poli hanno vissuto forti trambusti. Da una parte i movimenti di Rutelli e dall'altra quelli di Alleanza Nazionale. Tutto ciò ha portato a livelli più ragionevoli il Centrosinistra, avvicinandolo molto al Centrodestra".
"Entrambi si sono mossi. Non si può dire che una coalizione ha rubato voti all'altra. Se si sommano tutti i partiti che appartengono al Centrodestra, in termini di valori e filosofia, dalla Mussolini al liberali, si arriva quasi alla stessa percentuale del Centrosinistra".
"Esatto, c'è una marcata vicinanza".
"Il premier può sorridere solo se tutti i partiti con i valori del Centrodestra si accorpano fra loro".
"Sale la Margherita, che acquisisce un maggior senso moderato. Ma i Ds rimangono il primo partito, perché hanno lo zoccolo duro più grande e, comunque vada, fanno e faranno il bello e il cattivo tempo".
"Sì, ma rimangono sempre 7-9 punti tra i Dl e la Quercia".
"Esatto".
"E' indiscussa la leadership di Fini, perché piace, è conosciuto e ha carisma".
"Vero. A livello territoriale dovranno misurarsi tra le correnti locali. Al grande pubblico queste divisioni appaiono più come lotte di potere che come battaglie a favore dei cittadini".
"Si è leggermente indebolita a causa di queste diatribe. Ma se si votasse domani, l'elettorato di An andrebbe alle urne compatto. Poi ci sono piccole frange che si allontanano, a causa di alcune prese di posizione del leader e anche dei vari colonnelli".
"Con la ricomparsa di Bossi è cresciuta e sta bene".
"Sì, per due motivi".
"Cavalca tematiche estremamente demagogiche, con urli molto forti. Si grida cento per ottenere dieci. Oltre, ovviamente, al ritorno di Bossi, che ha molto scosso le emozioni delle persone".
"Ha delle leadership in difficoltà. E' molto forte Casini, perché piace. Riscuote meno successo Follini, anche perché in alcune situazioni ha messo i bastoni tra le ruote, facendo perdere consensi alla coalizione. Quasi facendo trapelare più un messaggio personale e personalistico che nazionale".
"In questo momento si attesta attorno al risultato delle Europee (5,9%) e sopra quello delle Politiche del 2001 (3,2%)".
"Comunque l'Udc, grazie soprattutto ai voti del Sud".
"Mastella è una persona che potrebbe essere molto importante alle prossime elezioni politiche, perché ruberà diversi voti alla Casa delle Libertà".
"Molto bene, perché sono fondamentali i punti di riferimento territoriali. Come abbiamo visto alle Comunali di Catania".
"Credo di sì, proprio perché questo sistema elettorale, al 75% maggioritario, privilegia il territorio".
"Certamente sì".
"E' in difficoltà se si paragona la percentuale attuale con il 30% che prese nel 2001".
"No, si muove tra il 20 e il 22%. Poi bisogna vedere se ci saranno nuovi scenari".
"Ora non c'è una soluzione. Dipenderà dalle progettuali fattive, ovvero da ciò che si vuole realizzare e dalla capacità che si avrà di farlo. Questa sarà la chiave determinante per il voto del 2006".