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Rivolta: "Questa opposizione è un bambino mai cresciuto"
di Vittorio Pezzuto
“La sinistra che adesso si innamora di Zapatero dimostra tutta la sua sudditanza ai miti esterni. E’ come un bambino mai cresciuto che ha sempre bisogno di ricercare la figura paterna. Un tempo questa era l’Unione Sovietica, poi sono arrivati Blair e Clinton, Jospin e Lula. E ogni volta i compagni sono rimasti delusi da politiche molto diverse rispetto a quelle che si attendevano”. Per il forzista Dario Rivolta, vicepresidente della commissione Esteri della Camera, il dibattito nell’opposizione sull’Iraq risente quindi di “una questione psicologica evidente: sono degli immaturi che soffrono di mancato sviluppo. Quanto a Zapatero, dico solo che se un comportamento del genere l’avessero tenuto dei privati cittadini starebbero tutti, e giustamente, a parlare di vigliaccheria”.
Eppure a suo tempo lei si era distinto nella maggioranza per la sua opposizione all’intervento militare contro Saddam Hussein, che considerava un errore strategico.
Vero, ma adesso il problema non è chiedersi se la guerra fosse giusta o sbagliata ma comprendere cosa può succedere a seconda di quello che si decide di fare. E’ infatti evidente - e persino Prodi, dopo aver sbandato, ha dovuto ammetterlo - che il ritiro dall’Iraq dei soldati occidentali porterebbe a un disastro di dimensioni mondiali. Esploderebbero nel Paese tutte le tensioni interne di carattere tribale, religioso ed etnico. L’assenza dei militari porterebbe in poco tempo alla guerra civile e alla conseguente dissoluzione territoriale dell’Iraq, anche per effetto delle spinte centrifughe operate da diversi Stati circostanti: penso in particolare a Turchia, Iran e Arabia Saudita.
L’annuncio di Zapatero ha innescato le dichiarazioni di Al Sadr che ha subito disposto il cessate il fuoco contro le truppe spagnole. Come giudica questo precedente?
E’ un precedente di gravità inaudita: si è dimostrato ai guerriglieri iracheni che il ricatto paga davvero. E i terroristi di Al Qaeda, che probabilmente all’interno dell’Iraq contano poco, stanno gongolando perché hanno potuto dimostrare a tutto il mondo mussulmano che gli attentati che producono carneficine sono in grado di sconfiggere le democrazie occidentali.
Quanto crede che potrà influire la situazione irachena sull’esito italiano delle prossime elezioni europee?
Non sono pessimista sulla tenuta elettorale delle forze di governo. Ho l’impressione che l’opinione pubblica del nostro Paese, giustamente contraria alla guerra, sia vicinissima al governo Berlusconi nel comprendere la necessità di partecipare alla fase di ricostruzione dell’Iraq. In ogni caso al voto mancano ancora due mesi, un tempo lunghissimo in cui possono succedere ancora tantissime cose. Chiunque sostenga oggi l’impossibilità di arrivare il prossimo 30 giugno a un effettivo passaggio di poteri a un governo iracheno è un inesperto di politica oppure non è in buona fede.
Intanto le opposizioni vi chiedono di sostenere una svolta politica che comporti il passaggio a una regia politica dell’Onu in Iraq…
Guardi, ho proprio l’impressione che per le sinistre le Nazioni Unite stiano diventando un feticcio ideologico. Altrimenti non farebbero finta di dimenticare che in tutti i loro pronunciamenti parlamentari il premier Berlusconi e il ministro Frattini hanno sostenuto come proprio l’Onu debba restare il luogo più idoneo per cercare e trovare le necessarie composizioni rispetto alla crisi irachena. D’altronde già all’indomani dell’approvazione della risoluzione 1511, che alle truppe occidentale assegna il preciso mandato di agevolare al massimo il processo di ricostruzione democratica di quel Paese, il governo aveva già sostenuto la necessità di un crescente rafforzamento del ruolo dell’Onu. Le opposizioni vogliono trovare esempi di incoerenza nella politica internazionale? Non hanno che da guardare in casa loro.

Il cugino di Rutelli
di Ferruccio Formentini
Un imprenditore ritenuto protetto dai boss mafiosi, dopo aver trascorso un tot di mesi tra carcere preventivo e arresti domiciliari, è rinviato a giudizio con le accuse di falso, truffa e perché la sua azienda avrebbe incassato compensi per opere pubbliche risultate incomplete e in alcuni casi contabilizzate ma mai realizzate. Metti che l’imputato sia un cugino acquisito del Cavaliere. Non ci vuole una grande immaginazione: il can can salirebbe alle stelle, i media batterebbero la gran cassa e ad essere sbattuto in prima pagina, tra i due, sarebbe Silvio Berlusconi piuttosto che l’accusato. Nei fatti succede invece che per le medesime motivazioni il tribunale di Marsala dovrà occuparsi il prossimo 7 ottobre dell’ingegnere Fecarotta: cugino di un eccellente leader politico dell’Ulivo, Rutelli. Sorpresa. Con grande discrezione i media nazionali ignorano la notizia, e quelli siciliani con altrettanta sensibilità evitano di segnalare la curiosa parentela. In una trasmissione la Rai riuscì qualche anno fa a far svanire un fratello, quello di Walter Veltroni. Perché sorprendersi se scompare un (“amichevole” secondo Travaglio) cugino? Ulivo delle meraviglie!
Ferruccio Formentini
PIU’ COMUNISTA DI COSI’... Il comunista Fausto Bertinotti, l’equivalente per la sinistra di quello che Bossi e’ per la destra e “integerrimo” assertore del servizio pubblico e negazione di quello privato, quando libero da altri impegni va a prelevare i nipotini che frequentano la scuola materna privata piu’ chic e naturalmente piu’ costosa di Roma: mi ricorda una vecchia barzelletta del comunista per il quale le biciclette erano di tutti...meno la sua, naturalmente!

TILLMAN, IL CAMPIONE UCCISO IN AFGANISTAN
Onore al soldato Pat
27/04/2004
Trovo straordinaria la storia del soldato Pat Tillman, morto in combattimento in Afganistan pochi giorni fa: una storia che meriterebbe un film, che certamente qualcuno farà. Tillman aveva 27 anni e come dimostrano le foto mandate in onda dai telegiornali o pubblicate dai quotidiani, era un bellissimo ragazzo. Si era laureato con lode e poi s’era buttato in quella che era la sua vera specialità: il football americano. Ma il famoso, epocale 11 settembre l’aveva sconvolto. Subito dopo aveva rifiutato un’offerta di 3 milioni e mezzo di dollari l’anno - 7 miliardi di vecchie lire, per intenderci - per rinnovare il contratto con la sua squadra, gli Arizona Cardinals. Aveva appeso le scarpette al muro, salutato la giovane moglie ed era corso, deciso ad arruolarsi nei rangers, insieme al fratello minore Kevin, per andare volontario in Afganistan: con il compenso di 18mila dollari l’anno, diciamo 36 milioni di lire. I rangers è la specialità più dura dell’esercito Usa, peggio dei marines: e neanche il 30 percento degli aspiranti supera l’inumano addestramento. Naturalmente, Pat e Kevin lo superarono. Per far scelte e cose del genere, bisogna essere un po’ matti, e Pat notoriamente lo era. Per esempio, aveva rifiutato un’offerta della squadra del Saint Louis da 9 miliardi per restare coi Cardinals. Da ragazzo, si inerpicava su alberi e torri altissime per ritirarsi a meditare. Aveva sposato la sua compagna di scuola, con la quale faceva l’amore dalla terza media. Dei soldi non gli importava niente e, nonostante i miliardi, continuava a muoversi con la sua vecchia bicicletta. Purtroppo, come ranger non ha avuto il tempo di compiere qualche gesto eccezionale: è stato ucciso in un’imboscata tra le montagne, mentre andava in cerca di Osama Bin Laden. Pat Tillman rappresenta luminosamente l’essenza dello stile americano. E si contrappone esemplarmente allo stile dei suoi molti coetanei arabo-musulmani, che si cingono di esplosivo e saltano in aria in mille pezzi. Anche questi sono mossi, evidentemente, da nobili motivazioni, del tutto simili a quelle che hanno mosso Pat. Solo che essi cercano, o sono inesorabilmente spinti verso la morte e il martirio. La loro è una filosofia, una pulsione di morte, mentre in Pat c’era una filosofia, una pulsione di vita. Essi cercano lo sterminio, proprio e altrui, mentre Pat Tillman cercava il combattimento. Penso che anche Pat fosse, a suo modo, religioso e comunque, come in genere gli americani, un credente. Ma certo non era un fanatico. Il suo modo d’agire era ispirato (a dei principi, a dei doveri) ma era laico; la sua “carica” era vitale, non mortale; la sua energia era positiva, non distruttiva. Pat l’americano e il suo coetaneo corrispettivo Alì o Mohammed o Osama, rappresentano fisicamente lo spirito di questa guerra o scontro di civiltà che sia. Il primo round l’ha vinto (com’era previsto) l’America. Il secondo round sta per vincerlo la guerriglia. Il terzo, la Pace, non sappiamo chi e come lo vincerà. Noi siamo dalla parte di Pat Tillman. Venerio Cattani
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26 Aprile 2004
UZBEKISTAN
Aumentano le persecuzione contro i cristiani
Nukus (AsiaNews/Forum18News) – “Voi cristiani dovreste essere tutti fucilati!”, ha dichiarato M. Arzymbetov , il pubblico ministero della città, davanti a 11 membri della Chiesa di Cristo, interrogati lo scorso 21 aprile. I cristiani hanno ricevuto pressioni per rinunciare alla loro fede e convertirsi all’Islam.
La minaccia è avvenuta durante un interrogatorio in cui si chiedeva ai cristiani di firmare un documento nel quale confessavano di aver partecipato a incontri religiosi e attività di formazione “illegali”. Essi attendono ora un processo in cui verranno multati. Le autorità affermano che l’interrogatorio aveva come motivo solo l’illegalità della organizzazione religiosa: “Tutti loro sono membri di un’organizzazione non registrata. Tali attività sono proibite dalla legge”, ha detto il pubblico ministero Atzymbetov.
Testimonianze di violenze, minacce, interrogatori, vessazioni di fedeli protestanti sono aumentate anche in altre zone del paese. Nel marzo scorso a Tashkent, 6 cristiani sono stati processati e multati per aver organizzato un incontro di preghiera in un appartamento privato. Sempre nella capitale, la polizia ha fatto irruzione per interrompere un incontro religioso fra uzbechi e cristiani sudcoreani. I cittadini uzbechi hanno dovuto pagare multe pari a 5 volte il salario minimo mensile; ai coreani è stato “chiesto” di lasciare il paese in quanto coinvolti in “attività religiosa illegale”.
I gruppi cristiani che cercano di ottenere la registrazione dal governo, come richiesto dalla legge, vengono inghiottiti in un circolo vizioso di bustarelle che non porta a nessun risultato. “Ogni volta la burocrazia si sofferma deliberatamente su alcune imprecisioni grammaticali presenti nella domanda e così ogni volta essi rifiutano la registrazione, per motivi apparentemente oggettivi”, ha detto un protestante che ha chiesto l’anonimato. In realtà le autorità puntano i piedi per impedire alle chiese di funzionare”.
A Nukus, capitale della repubblica del Karakalpakstan (nel nord ovest dell’Uzbekistan), l’aumento delle restrizioni per le attività religiosi – soprattutto dei gruppi cristiani – è cominciato ai primi di aprile.
Ufficialmente la costituzione garantisce libertà di religione e separazione fra chiesa e stato, ma il governo uzbeco mantiene un rigido controllo sulla vita dei gruppi protestanti e delle sette religiose.

27 aprile 2004 12.00
ELEZIONI
EUROPEE, LILLI GRUBER E MICHELE SANTORO
CAPILISTA PER LA LISTA PRODI
Sono 13 le teste di lista che la lista Prodi candiderà alle prossime elezioni europee: 5 donne e 8 uomini. In ciascuna circoscrizione elettorale, prima dell'elenco dei candidati in ordine alfabetico, figureranno tre nomi di testa.
Nell'ordine, al Nordest: Enrico Letta, Giovanni Berlinguer e Lilli Gruber. Al Nordovest Pierluigi Bersani, Patrizia Toia e Michele Santoro. Al Centro Lilli Gruber, Pasqualina Napoletano e Luciano Sbarbati. Al Sud Massimo D'Alema, Ottaviano Del Turco e Michele Santoro. Nelle Isole, ci saranno Luigi Cocilovo, Ferdinando Latteri, Alessandra Siragusa. Non si escludono piccoli ritocchi dell'ultima ora, soprattutto per quanto riguarda la circoscrizione Isole.


Riesplode l’incubo Sars
In Cina e nel mondo è di nuovo emergenza Sars. Per evitare una nuova epidemia della malattia a Pechino sono state messe in quarantena oltre 600 persone. Infatti nella capitale cinese sono state individuate nei giorni scorsi due persone che hanno contratto la malattia mentre altre cinque sono considerate casi "sospetti".
Si ritiene inoltre che una donna, la madre di una delle due pazienti che sicuramente hanno contratto il virus, sia morta lo scorso 19 aprile, dopo essere stata contagiata dalla figlia.
Tutti i casi sono stati ricondotti ad un focolaio che, per ragioni ancora non chiarite, si è sviluppato nel laboratorio del Centro per le Malattie Infettive (Cdc) della capitale. Il laboratorio del Cdc è impegnato nella ricerca del vaccino per la Sars, ed è considerato uno dei più avanzati del Paese. Ora il Centro è stato chiuso e 180 medici, infermieri e ricercatori che vi lavoravano si stanno sottoponendo ai controlli sulla Sars. “Sembra che siano stati problemi sul livello di bio-sicurezza”, ha detto il portavoce a Pechino dell'Organizzazione Mondiale della Sanità Bob Dietz.
I casi scoperti questa settimana sono i primi ad essersi verificati nella capitale dal luglio scorso, quando l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) dichiarò Pechino "libera dalla Sars". Un portavoce dell'Oms ha detto che l'attuale situazione nella capitale "non rappresenta una minaccia alla salute pubblica".
La Sars (sindrome respiratoria acuta, o polmonite atipica) ha fatto la sua comparsa nel novembre del 2002 nella provincia del Guangdong, nella Cina meridionale. Nei mesi successivi il virus si diffuse, soprattutto attraverso i viaggi aerei, in 30 paesi, colpendo circa ottomila persone e uccidendone circa ottocento, in gran maggioranza in Cina.
La recrudescenza Sars ha influito anche sui mercati finanziari. Ieri sulle Borse del sud est asiatico hanno pesato i nuovi timori per l'epidemia.
27 Apr 2004
Chi sarà il sinistro regista ?

27/04 14:38
"I rapitori hanno contatti in Italia"
"Chi tiene prigionieri i tre ostaggi sa tutto delle cose italiane". E' quanto afferma una fonte dell'intelligence citata dall'agenzia di stampa Ansa. Secondo i servizi segreti, "è molto probabile che all'interno del gruppo dei sequestratori almeno una persona sia stata in Italia o abbia contatti". "I rapitori hanno un ritorno immediato di quanto viene pubblicato sui nostri quotidiani e conoscono il dibattito politico che ha accompagnato la nostra missione in Iraq",ha aggiunto la fonte.
Le armi chimiche di Saddam Hussein

AL QAEDA.
Cominciano a uscire fuori le armi chimiche di Saddam Hussein
Apocalisse chimica
sventata in Giordani
Le autorità giordane hanno smantellato un'organizzazione legata ad Al Qaeda (nella foto gli arrestati mostrati in video) evitando un attentato chimico che avrebbe ucciso 80.000 persone. La confessione di un terrorista in diretta tv Amman (Giordania), 26 aprile 2004 - Le autorità giordane hanno sventato un possibile attentato con armi chimiche che sarebbe stato diretto contro l'Ambasciata statunitense ed altri obbiettivi in tutto il Paese su ordine di Abu Musab al Zarqawi, terrorista giordano legato ad Al Qaida.Le informazioni sono state ricavate dalle confessioni di due presunti terroristi, registrate su nastro e trasmesse dalla televisione di Stato giordana. Nel nastro, della durata di una ventina di minuti, si ascolta la voce di Azmi al-Jayousi, autodefinitosi responsabile della cellula giordana di al Qaida.Jayousi ha raccontato di aver incontrato Zarqawi in Iraq: "Ho fatto voto di lealtà ad Abu-Musab ed ho promesso di ascoltarlo ed obbedirgli senza discussione". Scondo il commentatore della televisione giordana i terroristi avevano intenzione di uccidere "80mila giordani" ed avevano come obbiettivi il premier giordano, il quartier generale della sicurezza e l'ambasciata statunitense.I presunti terroristi mostrati in video erano collegati ad una cospirazione sventata due settimane fa, secondo quanto reso noto dalla sicurezza giordana; nelle varie operazioni di polizia che hanno portato all'arresto dei sospetti 4 presunti terroristi erano rimasti uccisi. Nessuna data è ancora stata fissata per l'inizio del processo dei presunti terroristi fermati.Secondo le autorità i terroristi avevano in mente di colpire il quartier generale dei servizi con una bomba chimica di garnde potenza e di usare gas tossici contro il premier, la sede diplomatica statunitesne ed altre missioni estere. La bomba chimica, secondo le stime della sicurezza giordana, avrebbe potuto provocare almeno 20mila morti ad avrebbe distrutto gli edifici in un raggio di 800 metri dall'esplosione.La trasmissione delle confessioni è una pratica inusuale in Giordania, e sembra essere stata dettata dalla necessità del governo di rispondere alle critiche di avere esagerato la minaccia terroristica per adottare misure di sicurezza più stringenti.
Il fallimento europeo del signor Prodi
di FRANCESCO FORTE –
Libero online 25 aprile 2004
Grande chiasso sul retorico documento approvato dal Parlamento europeo, che sostiene che in Italia, a causa del premier Silvio Berlusconi, manca la libertà di stampa. E invece quasi silenzio, da questa stessa stampa, ufficialmente oppressa dal premier, sul documento, approvato dal medesimo Parlamento, pressoché contemporaneamente, che censura il presidente della Commissione Romano Prodi, e l'ex Commissario per gli Affari economici, Pedro Solbes per il modo come ha gestito o meglio non ha gestito lo scandalo dei fondi neri di Eurostat, l'organismo statistico europeo. Si tratta di uno scandalo grave, che ha la sua radice nel periodo precedente a Prodi e Solbes, ma che ha giaciuto per tutto il quadriennio della loro gestione, come una sorta di sacco, accantonato in un angolo morto, in cui non si ha voglia e tempo di guardare dentro. Sembra di capire che gli statistici di Eurostat abbiano fatto affluire a conti bancari di propria disponibilità privata, consistenti somme fuoriuscite del bilancio dei loro uffici: fondi neri, appunto. E non si sa che cosa esattamente sia accaduto a questi fondi neri, ossia come siano stati utilizzati, chi e come e perché ne abbia beneficiato. Tutto ciò è al condizionale o al buio, perché come dice la risoluzione di censura, la Commissione ha agito con estrema lentezza, nell'accertamento dei fatti e delle responsabilità. E in effetti, la legislatura sta per scadere, senza che si sia messo in chiaro nulla su Eurostat. E, per conseguenza, senza che nessun mutamento sostanziale sia avvenuto nell'organismo in questione e nelle procedure che hanno permesso la creazione di questi (ancora ufficialmente presunti) fondi neri. La risoluzione afferma che il presidente della Commissione e il commissario per gli Affari economici, da cui Eurostat dipende, hanno ignorato i segnali di avvertimento e gli insegnamenti che nascevano da questo caso e non si sono assunti le responsabilità che ne derivano. Frasi molto gravi. La risoluzione è stata approvata con l'ampio margine di 271 voti contro 194: hanno votato contro solo il gruppo dei liberali di cui fan parte gli europarlamentari di Prodi e il gruppo dei socialisti e dei Ds , di cui fa parte il partito di Solbes, insomma Cicero pro domo sua. Su questa risoluzione potrebbe innestarsi la votazione di una vera e propria "mozione di censura" di identico contenuto, che è all'ordine del giorno per la sessione di maggio del parlamento di Strasburgo. Ora, mentre la "risoluzione" è solo un documento di indirizzo, di ammonimento, senza conseguenze legali, la mozione di censura dell'europarlamento è un documento di sfiducia, che tecnicamente può provocare le dimissioni della Commissione Europea. Ma a settembre Prodi e gli altri Commissari europei che siedono ancora a Bruxelles (Solbes ha già fatto le valigie per Madrid, dove si insedia al Ministero delle Finanze, nel governo Zapatero), comunque dovranno lasciare il posto alla nuova Commissione. Oramai la Commissione guidata da Prodi è una sorta di "anatra zoppa", che arranca faticosamente sino alla fine del proprio mandato, con spinte in avanti e macchine indietro. Per esempio, Pascal Lamy, Commissario per il Commercio estero, aveva iniziato qual che settimana fa, una trattativa separata con Mercosur, l'associazione fra Argentina, Brasile e Uraguay, in relazione ai prossimi negoziati globali per l'Organizzazione Mondiale del Commercio (la Wto), per tentare di dividere questo gruppo di Paesi dal complesso dei Paesi emergenti. E l'altroieri ha dovuto lasciarla cadere, per le proteste degli altri Stati latino-americani. È molto probabile che non si voglia sparare contro questa anitra zoppa, facendola cadere tre mesi prima della fine anche perché si tratterebbe di un evento traumatico, in un periodo internazionalmente molto delicato. Ma rimane la grossa questione del perché Prodi e Solbes abbiano tirato per le lunghe sull'affaire Eurostat, fra l'altro inducendo alle dimissioni un direttore generale dei servizi contabili che aveva protestato per le lacune del sistema di conti di cui si doveva occupare, sostenendo che era ingestibile. Eurostat non è un ufficio statistico qualsiasi. Infatti, secondo le curiose regole europee, quando c'è una controversia sulle regole per fare i bilanci degli Stati dell'Unione, ad esempio su quali voci includere o meno nelle spese e nelle entrate, la soluzione non viene affidata a un organo tipo la nostra Corte dei Conti (che pure esiste anche in Europa) ma ad Eurostat, composta non da esperti di contabilità pubbliche e aziendali, ma da statistici. A Eurostat adesso compete stabilire se l'Anas faccia parte del bilancio pubblico italiano oppure no. E poiché il deficit Anas è stimato allo 0,2 per cento del Prodotto Interno lordo Italiano, Solbes, presumendo che Eurostat deciderà che Anas, non è una vera impresa, ma una parte dello Stato, ha potuto dichiarare che il deficit italiano nel 2004 arriverà al 3,1 per cento e non sarà il 2,9 come invece ha stimato il Fondo Monetario Internazionale. Quello 0,2 è servito ad avviare una procedura di infrazione contro il governo italiano, che si è prestata a un magnifico sfruttamento politico, fra l'altro per mettere pali fra le ruote al progetto di riduzione dell'Irpef del governo Berlusconi. Eurostat , insomma, dispone di un potere molto grande, nella Comunità Europea. È pertanto un santuario di intoccabili. Così ci dobbiamo sorbire il doppio paradosso per cui ad Eurostat, che ha sembra aver disinvoltamente creato e gestito fondi neri, sono affidate le regole di correttezza contabile dei bilanci degli Stati europei, mentre Prodi e Solbes, lentocrati nei riguardi del bilancio di Eurostat sono fulminei con il nostro.