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Neocristiani TEMONO PER LA LORO VITA GLI ISLAMICI CONVERTITI AL CRISTIANESIMO La condanna di apostasia li perseguita. “Rivendicano il diritto di vivere alla luce del sole”. Anna Bono Il 23 dicembre, a Gerusalemme, l'amministrazione comunale e il KKL (Fondo nazionale Ebraico) hanno distribuito per tutto il giorno gratuitamente degli alberi di Natale ai fedeli cristiani. "Si tratta di una bella tradizione che si ripete ogni anno - spiega la giornalista israeliana Deborah Faith - e che rispecchia lo spirito di Israele di amore e rispetto per tutti". In tutt'altro clima celebrano il Natale milioni di cristiani nel mondo. Lo Sri Lanka, per esempio, è in stato di allerta. Si temono violenze contro i cristiani tanto più che quest'anno Natale cade immediatamente dopo i funerali di Gangoavla Soma, un monaco buddista noto e celebrato per le sue battaglie contro le conversioni di buddisti al cristianesimo. Soma è deceduto all'inizio di dicembre, mentre si trovava in Russia. Secondo i medici a ucciderlo è stato un attacco cardiaco, ma nello Sri Lanka si è diffusa la voce che in realtà a provocarne la morte siano stati i cristiani e nella capitale, Colombo, sono comparsi dei manifesti minacciosi contro la comunità cristiana del paese (8 per cento della popolazione). Il governo ha quindi mobilitato le forze di polizia e ha annunciato severi provvedimenti per chi incita alla violenza. (Misna, 23-12-2003, h.11.17) Ancora più difficile è la situazione delle minoranze cristiane Hmong e Ede in Vietnam perché a minacciarle è il governo stesso. Nella provincia di Dak Lak quasi tutte le chiese sono state chiuse nel 2002 e le organizzazioni ecclesiastiche sono state dichiarate illegali. Da allora ogni pratica religiosa collettiva - battesimi, matrimoni, funerali, amministrazione dei sacramenti - è proibita e i ministri del culto possono svolgere le loro attività soltanto all'interno delle proprie comunità familiari. I cristiani Hmong sono perseguitati anche in Laos. Nel 2002 numerose persone sono state arrestate e detenute per diversi giorni solo per aver partecipato alla celebrazione del Natale nelle loro chiese. La loro resistenza al regime comunista, al potere dal 1975, rende più feroce la repressione governativa nei loro confronti. Si danno casi di intere famiglie sterminate dai reparti militari governativi o accerchiate, isolate e fatte morire di stenti nella foresta. Perciò decine di migliaia di Hmong sono profughi e vivono in Thailandia in condizioni spesso disperate. È di questi giorni la buona novella che gli Stati Uniti sono pronti ad accogliere quelli (circa 15.000) che dal 1975 abitano nel campo profughi di Wat Tham Krabok, situato vicino a Bangkok. Vi è anche, diffusa in tutto il mondo, una particolare categoria di cristiani in pericolo, che non soltanto non hanno modo di praticare la loro fede, ma devono dissimularla, tenerla segreta. Si tratta degli islamici convertiti. La colpa di apostasia per chi è nato nella fede di Allah merita di essere punita con la morte e perciò molti, anzi quasi tutti, si nascondono, temendo per la loro vita e per quella dei loro cari. Di essi è stato scritto: "la condanna di apostasia li perseguita. Finora sono sopravvissuti nel buio come ombre fuggiasche. (...) Rivendicano il diritto di vivere alla luce del sole". Sono parole del giornalista Magdi Allam, pubblicate sul quotidiano Il Corriere della Sera: si riferiscono ai neocristiani, già di fede islamica, che vivono in Italia.
Smith e la democrazia.
Fermi al Vecchio Testamento
di Giordano Bruno Guerri
E’ inutile ricordare a Smith la democrazia e la civiltà con le quali viene trattato dall’Italia e dagli italiani. E’ inutile anche ricordargli che circa quindici anni fa Salman Rushdie scrisse a proposito del Corano assai meno di quanto Smith dica del crocefisso, ma le autorità religioso-politiche dell’Iran stabilirono essere dovere di ogni buon musulmano uccidere lo scrittore, che infatti deve ancora vivere nascosto e protetto. (Vorrei chiedere a Smith e al suo ineffabile accompagnatore Massimo Zucchi, con cortese preghiera di rispondermi, cosa farebbero se si trovassero chiusi in una stanza con Rushdie.) E’ anche superfluo ricordare che pochissimi giorni fa gli islamici della Nigeria uccisero oltre 250 cristiani loro concittadini, e devastarono le chiese, perché una giornalista si era permessa addirittura di scrivere che Maometto sarebbe stato felice di scegliere una moglie fra le bellezze di Miss Mondo: lo dico anch’io, signor Smith, essendo per di più noto anche ai sassi del deserto che a Maometto non dispiaceva scegliere qualche moglie fra ragazze belle e ultragiovani. Di nuovo, Smith, mi dica: sono blasfemo e irrispettoso? Quanto lo è lei ogni volta che parla del “cadaverino” inchiodato alla croce?
Trovo anche io disdicevole che il cristianesimo abbia scelto come proprio simbolo uno strumento di morte e di tortura: più o meno come se una nuova religione decidesse di rappresentarsi con una forca. La croce però è infinitamente nobilitata e giustificata proprio dal “cadaverino” che vi è inchiodato. Non sono credente di nessuna religione, Smith, ma quel “cadaverino”, che lo stesso Maometto definisce grande profeta, è il più straordinario individuo mai apparso sulla terra, il cui pensiero è alla base dello sviluppo dell’uomo moderno. La grandezza di Cristo, al quale mi inchino, è di avere preso un testo come l’Antico Testamento – arcaico già 2000 anni fa, in cui il sacro prevale sull’uomo - e di averlo ribaltato. Basta citare solo una frase: Non l’uomo è fatto per il sabato, ma il sabato è fatto per l’uomo. Non basta? Cristo dà dignità alla donna, che l’Antico Testamento considera un essere inferiore, e proibisce che la Maddalena venga lapidata, come invece suggeriscono Corano e Antico Testamento. Il quale è un testo che il cristianesimo ha in parte inglobato e in grande parte superato. Il Corano invece è rimasto fermo all’Antico Testamento, del quale è, se possibile, ancora più arcaico perché scritto per un popolo belluino e allora semi-isolato dal mondo. Non voglio offendere nessuno, ma questo penso e anche io ho diritto di esprimere le mie idee. (Sono idee, peraltro, nate e sviluppate conversando e apprendendo da Ida Magli, una donna che vale otto uomini e con un cervello tale da chiedersi come faccia a stare tutto in quella testolina bionda. La prego professoressa Magli, ti prego Ida, credo anche a nome del direttore e dei lettori: scrivi più spesso, sugli argomenti più audaci e scomodi, sul Giornale.) Magli sostiene che tutto ciò, però, non si può dire in quanto oltre agli islamici (che comunque si offendono di tutto) irrita anche gli ebrei, lobby potente. Non lo credo: gli ebrei, a parte pochissimi integralisti - quelli coi riccioli sulle tempie e miti - sanno bene che l’Antico Testamento va interpretato e, pur non accettando il Vangelo, da molti secoli non lapidano più nessuno ecc. Non è così per i moltissimi integralisti musulmani ma Smith, se discutessi di tutto ciò con lui in televisione, mi darebbe almeno del cretino. Quanto meno mi accuserebbe di istigare all’odio religioso, proprio lui.
Smith lo fa nel modo più brutale e lucido. Non lo potrebbe fare, ad esempio, in Turchia, Stato laico – almeno finora – ma a maggioranza mussulmana, dove esiste un’ottima legge che impedisce al leader vincente le elezioni di guidare il Paese perché condannato in precedenza per istigazione all’odio religioso.
Come si vede non ho problemi a riconosce i meriti di un Paese musulmano, quando è il caso. Non devo averli neanche se voglio esprimere un concetto come il seguente, frutto di pensiero e di logica, non di fede: è vero che ai mussulmani venuti in Italia il crocefisso nelle scuole dà tanto fastidio da temere per lo sviluppo psichico dei loro bambini? Se il problema è così grave, non vengano in Italia e nei Paesi cristiani, che non sono detti “cristiani” a caso: quel cadaverino è uno dei simboli e dei massimi valori della nostra civiltà, anche se in suo nome si sono fatte, e a volte ancora si fanno, cose che su quella croce lo farebbero torcere di altro dolore. Se invece sono mussulmani italiani rispettino i diritti delle maggioranze. Quelli delle minoranze devono essere difesi – sì - ma anche regolati in rapporto a quanto offendono le maggioranze, tanto più se sono maggioranze di mille a uno.
Accennavo prima – solo per paradosso – alla possibilità di un dibattito televisivo fra me e Smith. Ebbene, non accetterei mai un invito del genere: è evidente che le televisioni lo invitano non perché interessate alle sue poche, modeste e indifendibili idee, bensì perché garantisce la rissa e fa salire l’audience. Ma soprattutto non accetterei perché Smith non va in televisione a discutere di religione e di convivenza civile ma a fare propaganda – politica più che religiosa – di odio. Mi risponda per scritto, se vuole. Un pubblico di lettori è molto meno seducibile di un pubblico televisivo, e le fesserie stampate risaltano subito per quel che sono.

Prodi al Flambè
Va beh... che ci siano dei mitomani che se la prendano con Prodi, è un pò la stessa situazione della statua del Bambin Gesù rubata nel mantovano. Si vede che in Italia c'è qualche virus "demenziale" nell'aria, oppure è tutta una "messa in scena" per dare la colpa alla destra (tanto è ormai diventata una moda prettamente comunista. Il Berluska è la "potenziale" causa di tutto, pure dei terremoti per ciò che sembra subliminalmente lanciare la propaganda di sin), oppure per un'altra pubblicità al libro o magari per una pubblicità agli stessi "attentatori". Chissà mai che non siano gli stessi che hanno avvelenato l'acqua poco tempo fa ... Frustrati alla ricerca di notorietà. Non si spiegherebbe infatti come il Prodi sia rimasto perfettamente illeso. Sono contento per lui, intendiamoci ... ma pare che sia tutto fin troppo "congegnato" come un orologio svizzero, manco fosse un timer.
Nella vita tutto può succedere, non sia mai, ma se qualcuno, seppur ungherese (ma gli ungheresi non penso siano più tonni degli italiani, che diamine), pensa che il Prodi sia un "pericolo", significa solo che tanto a posto non è, oppure cerca di farsi pubblicità. Sempre comunque meglio tenere gli occhi aperti. Tra l'acqua contaminata, il Bambin Gesù rubato, con una fialetta non ben identificata al suo posto e ora questi pacchi "roventi", pare proprio che qualcuno, in Italia, sia talmente frustrato da voler essere sulla bocca di tutti. Magari ha visto troppi thriller che in menti deboli creano chissà quali pensieri ed ombre...però ... signor Prodi .. lei apre un pacchetto consegnato il sabato pomeriggio? Ma in Italia consegnano la posta di sabato pomeriggio? Se non ricordo male, no... Non le è parso un pò strano? Sì che uno non è che ci sta a pensare ... ma lei le avvisaglie le ha avute i giorni scorsi... quand'è che metterà un pò più di giudizio? E stia attento no?
La notizia è comunque stata questa:
Un plico è esploso nell'abitazione del leader dell'Ue a Bologna. Prodi è rimasto fortunatamente illeso. Può essere quello che si vuole, ma non meriterebbe certo di essere ferito da qualche mitomane ... ...se poi i comunisti cominceranno a gridare contro la destra, sapremo invece chi lo ha spedito e il perchè il Prodi rimase fortunatamente illeso ...
Ad aprirlo lo stesso presidente della Commissione europea: si è sprigionata una fiammata. Nessuno è rimasto ferito.
ROMA - Un plico è esploso oggi a casa di Romano Prodi a Bologna: il presidente della Commissione europea è illeso. Lo hanno reso noto i portavoce di Prodi. Il plico arrivato a casa di Prodi è stato aperto da lui stesso: si è sprigionata una fiammata ma Prodi non ha riportato lesioni, hanno spiegato gli stessi portavoce. «E' arrivato un pacco bomba a casa sua, lo ha aperto lo stesso Prodi, con cautela», ha detto il portavoce Marco Vignudelli. «Il pacco è esploso facendo una gran fiammata, ma lui sta bene e non ci sono danni». Il libro contenuto nel pacco esplosivo inviato a Romano Prodi è «Il piacerè di Gabriele D'Annunzio». Il pacco, secondo quanto si è appreso, era stato recapitato a casa Prodi alcuni giorni fa, ma è stato aperto solo oggi pomeriggio.
IL RACCONTO DEL PROFESSORE - «Vi ringrazio per l'interessamento. Nessun danno di nessun tipo. Proprio nulla». Così Romano Prodi, uscendo dal portone di casa nella strada e sorridendo, ha risposto allà assalto dei cronisti. Poi ha raccontato: «Aprivo la posta che mi è arrivata in questi giorni. Per fortuna con la cautela che uso da quando ci sono stati questi avvertimenti, ho aperto un pacchetto in cui c'era un libro, ironia era «Il Piacere» di D'Annunzio, non so se ci fosse dell'ironia in questo senso, e lo tenevo abbastanza lontano. C'è stata una gran fiammata ma nessun danno, solo ad alcuni mobili e un tappeto».
TELEFONATE DA BERLUSCONI E CIAMPI - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, appena appreso del pacco bomba recapitato a casa del presidente della Commissione Ue, ha telefonato a Romano Prodi, secondo quanto si è appreso, per sincerarsi delle sue condizioni. Il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, appena appresa la notizia del pacco bomba contro Romano Prodi, ha telefonato al Presidente della Commissione Ue per esprimergli la sua "solidarietà". Ne dà notizia l’ufficio stampa del Quirinale.
Il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini è arrivato poco dopo le 19 a casa di Romano Prodi, in via Gerusalemme. È entrato velocemente dal portone limitandosi a dire a cronisti e fotografi «buonasera a tutti». Alle 19.15 anche il sindaco di Bologna Giorgio Guazzaloca è arrivato a casa di Romano Prodi entrando dal portone senza parlare ai cronisti. Via Gerusalemme a quell' ora era ormai praticamente chiusa al traffico dai mezzi delle forze dell' ordine e dall' assembramento di cronisti davanti al portone del numero civico 7.
TERZO ATTO IN POCHI GIORNI - Quello di oggi è solo l’ultimo di una serie di gesti dimostrativi contro il Presidente della Commissione europea. Il 21 dicembre, sempre a Bologna, sono esplosi due cassonetti della spazzatura in Strada maggiore, vicino l’abitazione di Prodi. La notte dell’antiviglia di Natale viene invece infranta con una pietra la vetrina della libreria Feltrinelli in via Rizzoli, dove era esposto l’ultimo libro del Presidente della Commissione Ue.
Amici

in Iraq, in Afghanistan o dovunque ci sia bisogno di loro. Rischiano tutti i giorni di morire
per difendere la pace e portare la democrazia negli angoli più remoti
Vengono dalla California, dalla Scozia, dall'Andalusia, dal Veneto, dalla Sardegna. Sono figli di operai polacchi, di marinai danesi, di ingegneri ucraini, di agricoltori coreani. Mogli e mariti li aspettano in Bulgaria e nei Paesi Bassi, in Norvegia e in Kazakhistan, in Mongolia e nella Repubblica Dominicana. Sono gli uomini e le donne che rischiano la vita sui fronti più caldi del pianeta: nelle strade di Baghdad, nella giungla liberiana, sulle montagne dell'Afghanistan. Un'armata di centinaia di migliaia di volontari, di militari di carriera e di giovani di leva che sotto le bandiere dell'Onu, della Nato o del Pentagono è impegnata in delicate missioni di peace-keeping e di stabilizzazione in paesi dilaniati da sanguinosi conflitti politici, etnici, religiosi.
Un esercito che oggi è anche la linea di difesa più avanzata nella guerra santa scatenata dal terrorismo internazionale contro l'Occidente.
Perché i pm non cercarono riscontri alle accuse di Marini? Egregio Ruggiero Capone, dai resoconti telematici de L’opinione leggiamo le sue ripetute interviste all’avvocato Randazzo e la pubblicazione dei testi delle lettere di Igor Marini. Seppur non pesantemente coinvolti nella rovinosa performance del Marini, ma da lui chiamati in causa in più di un’occasione, ci permettiamo di disturbarla. Sia per amor di puntualizzazione, sia per amore di autoconservazione. Infatti, ogni volta che il Marini è andato all’attacco, le sue dichiarazioni sempre fallaci hanno provocato delle onde d’urto che, col passo lento della giustizia italiana, hanno “bagnato” in una maniera o nell’altra le nostre persone. Puntualizzazione: amor di verità ed anche di cronaca ci impone di ricordare a tutti (stampa e magistratura comprese, l’una per l’abuso fatto ai nostri nomi, l’altra per talune prese di posizione lontane da quella verità che dovrebbe ricercare) come le tanto conclamate transazioni finanziarie a copertura delle cosiddette “mazzette” che il Marini ha diffuso con così ampia gamma di particolari, tutto erano men che meno copertura di pagamento di tangenti. Non falsi ad arte preparati, ma transazioni vere ed esistenti. Quelle transazioni finanziarie che vengono definite “sulla carta” - “inesistenti” - “contraffazzioni”, hanno una e precisa connotazione veritiera che, per quel che ci risulta, nessuna rogatoria ha potuto diniegare… perché non è mai stata fatta. Mai, infatti, la Industrial & commercial bank of China di Shangai (che era la banca emittente il Safe Keeping Custodial Receipt del rubino, e che doveva garantire quella linea di credito che avrebbe dovuto transitare per lo Ior e per San Marino) ha ricevuto ufficiali richieste di conferma sulla bontà di uno strumento finanziario (in gergo un “banking instrument of debit”) peraltro di legale circolazione e di impeccabile proprietà. Richieste di conferme che, pel tramite bancario, noi si era effettuate all’epoca in cui lo si iniziò a lavorare. Mentre nessuno sembra ricordare come lo stesso strumento era stato usato come pretesto per “incastrare” l’avvocato Fabrizio Paoletti con un marchingegno architettato dal Marini stesso con la “complicità” (connivenza, con l’appoggio, chiamatelo come volete, il senso non cambia punto) di alcuni sottufficiali dell’Arma dei Carabinieri, di integerrima carriera, ma che, se non andiamo errati, hanno subito in contemporanea allo scandalo Marini, spostamenti di sede e di mansioni. Ma (lo ripetiamo!) nessuno ha mai preso carta penna e calamaio per chiedere alla banca cinese (fra l’altro fra le prime 25 banche al mondo per importanza ed assets.) se quel famigerato e vituperato pezzo di carta era buono o meno. Noi, senza avere dietro le spalle la forza ed mezzi di uno stato sovrano, lo abbiamo fatto: Fessi? Altra transazione così diffusamente descritta dall’Igor Aldo Marini, che per farne vedere i documenti trascinò in Svizzera i nostri parlamentari, esponendoli a quella figura di tolla in Lugano, fu quella relativa ad una Bank guarantee della bank Negara indonesia, di proprietà (diceva Marini) della sua società (la Jundor Trading delle Isole vergini britanniche). La transazione che così indecorosamente ha portato all’arresto del Marini ed al fermo dei nostri deputati, esisteva da due anni (due!) prima che Marini ne avesse solo conoscenza. Era stata verificata nella sua validità non una, ma quattro volte (fra l’altro tutti i documenti in fotocopia al riguardo son stati sequestrati a settembre ai due giornalisti dell’Espresso, proprio dalla procura di Torino, erano nostri…) in Usa in Inghilterra ed in Italia. La banca emittente ha sempre dichiarato la bontà dell’emissione, mai confermandone il pagamento su Londra questo sì (ma è un dettaglio procedurale che non inficia la bontà dell’emissione), ma mai negandone l’autenticità: notizia che nessuno ha mai menzionato, la garanzia da 50 milioni della Bni era stata emessa per finanziare la costruzione di un’autostrada nell’isola di Sumatra, che era stata iniziata con fondi del Fondo Monetario Internazionale; siccome la Bni non aveva capacità di “coprire” una emissione di 50 milioni di dollari all’epoca in cui il Marini dovette “mollare” quella garanzia (maggio 2001 circa) la banca centrale Indonesiana aveva avocato a se i poteri di emissione di simili garanzie, limitandone il taglio massimo a 5 milioni (per questo motivo il Marini la dovette abbandonare). Anche queste richieste non son mai partite né da Palazzo San Macuto (nonostante che loro usino fior di consulenti… loro dicono, noi, cittadini e contribuenti italiani, ne dubitiamo) né da Torino (nonostante il Dottor Gabriele Tinti, sostituto pm di Torino, che dichiara di aver stanze piene di carte finanziarie inutili e false, ad una precisa domanda non abbia mai risposto in un senso o nell’altro). Perché? Perché i soldi delle mazzette c’erano (a dire dell’Igor ALdo Marini) e allora se io ho soldi per pagare “mazzette”, che devono uscire dal conto e serve un giustificativo, i soldi li faccio uscire e circolare usando qualsiasi tipo di garanzia, meglio se non buona, così giustifico anche il mancato rientro del denaro. Una perdita per coprire una transazione “nera”. Un classico del riciclaggio. Perché né i preclari consulenti-deputati-commissari-presidente della commissione lo hanno mai contestato all’Igor Aldo Marini? Sorge spontanea la domanda. Ma ci hanno mai pensato? Ma che consulenti sono allora se devono studiare un caso di tangenti e non curano l’abc dei controlli? E perché se a Marini, che ha riciclato come dice, nemmeno una schifosissima lira gli è rimasta appiccicata alle mani? Quando si pagano tangenti, ci sono soldi per tutti. Ci devono essere per forza! E perché queste domande non son mai state fatte? Perché si è spesa una montagna di soldi per poi accusare Marini solo di calunnia? Va bene che le sue calunnie, posson rendergli 15 anni di carcere, ma perché prima si è creduto inopinatamente e completamente a lui, ma mai si è effettuato un controllo serio? Per fare un controllo su una Garanzia bancaria bastano 48 ore! Non 48 giorni! Qui poi scatta anche la nostra necessità di auto conservazione. Descritti ed interrogati anche come complici, sodali, fiancheggiatori e soci del sedicente conte Marini, siamo piuttosto attenti e, nonostante il dispiacere per il regime duro cui Marini è sottoposto, non possiamo che prestare massima attenzione ad ogni refolo di vento che possa portare in vela, di nuovo, a far ascoltare le sue fantasie, o farle nuovamente valutare come possibili verità. Perché noi insistiamo in quel che abbiamo detto ai Giudici di Torino, ai giornalisti che ci hanno degnato di una cortese attenzione (pazienza se ci abbiano capiti o meno): tutto l’edificio accusatorio propagandato da Marini, modificato a piacer suo da Antonio Volpe, anonimamente (ma non troppo diremmo) esposto in alcune parti è una montagna di bugie, invenzioni, falsità e mitomanie che fan sembrare l’Everest una collina. Giovanni Romanazzi
La nostra puntualizzazione nasce da due punti basilari: a) le transazioni erano vere, almeno quelle due che abbiamo descritto e di cui possiamo fornire tonnellate di documenti a supporto (bancari se del caso); b) se fossero state transazioni-ombra per giustificare tangenti, sarebbero andate via liscie.
Aldo Ciappa

"CHI HA DIA A CHI NON HA"
Correva l'anno 1970. Il Natale era nell'aria. Su "La Notte", giornale del pomeriggio di Milano, avevo letto di un´iniziativa, chiamata "Chi ha dà a chi non ha", che si proponeva di mettere in contatto tra di loro potenziali benefattori e sicuri bisognosi. Le richieste d´aiuto erano contrassegnate da un numero. Mi colpì questo annuncio: "Vecchia sola e malata, forse all'ultimo Natale in terra, vorrebbe che le serpentine di una stufa elettrica, accendendosi nella notte in cui nasce il Bambino Gesù, le sorridessero e la riscaldassero. Codice 4568".
Oltre alla poetica bellezza dell'annuncio, mi intrigò anche quel numero di codice che, frazionato, dava 4.5.68 il giorno della morte di un mio fratello, Giacomo. In memoria di Lui volli fare quell'opera di bene. Telefonai alla Notte e una gentile segretaria mi diede nome ed indirizzo della richiedente.
Il pomeriggio del 19 Dicembre, con due pacchi per ogni mano ed una busta in tasca, mi avviai verso via Farini, zona Stazione Centrale. Era una vecchia casa di ringhiera, con cortile e balconi in comune e bagni esterni; senza ascensore e senza riscaldamento, sei piani di povertà. Al primo di questi, scala C, abitava la signora Savina, una donna, come appresi in seguito, cui la vita non regalava sorrisi da tempo immemorabile.
Era un monolocale gelido e disadorno, ma pulito. Le pareti piene di Santini attenuavano appena la sensazione di trovarsi in un tugurio. Mi accolse, con un dolcissimo sorriso, una vecchietta accasciata, più che seduta, su una poltrona con una coperta sopra le gambe. Era paralizzata, era sola, era triste. "Questo è per lei – dissi dopo che posai su un piccolo tavolo tre scatoloni pieni di viveri ed un quarto che conteneva una stufa con quattro serpentine –; "ed anche questa", aggiunsi, porgendole una busta; dopo di che mi chinai a darle un bacio,che lei trasformò, attirandomi a sé, in un forte abbraccio. Ci augurammo a vicenda Buon Natale e mi apprestai ad uscire.
Non volevo umiliare quella donna facendomi bello e facendole pesare l´elemosina che le stavo facendo. "Aspetti, aspetti, non vada via . Aspetti, mi tenga un po´ di compagnia. Per favore, metta sul tavolo tutto quello che ha portato, deve esserci parecchia roba, non doveva, bastava molto meno". Insistette e non me la sentii di deluderla. Cinque minuti dopo quel tavolo sembrava il ripiano stracolmo di un negozio. "Per piacere, tolga il cappotto e si fermi, la prego", – il tono era supplichevole – "gli scatoloni svuotati ora sono quattro – proseguì – riponga in essi, in parti più o meno uguali, tutto quel ben di Dio". Feci quanto mi chiese. Aprì la busta che le avevo dato. C´erano cinque banconote da diecimila lire. Me ne porse quattro dicendomi: "Ne metta uno in ogni scatola". Poi, di colpo, tirò fuori da sotto il plaid che le copriva le gambe, un campanello e lo agitò quattro, cinque volte. Dopo pochi secondi apparve sulla porta una ragazza sui sedici anni. "Ditemi, nonna Savina, che c´è?, esclamò rimanendo sulla soglia, timorosa per essersi trovata all'improvviso davanti ad un estraneo. "Vieni dentro, non aver paura, Monica, togli quella manina davanti alla bocca, questo signore è un amico, non ti mangia mica. Prendi quei pacchi, sul tavolo, uno alla volta e portali rispettivamente alla signorina Adalgisa del secondo piano, al signor Di Vito, il vecchietto qui di fronte, al Parroco in Chiesa ed il quarto alla tua mamma. Una volta tanto sono io che posso, grazie a questo signore, dare qualcosa a voi tutti. E queste sono per te, cosi ti compri il cappottino rosso che desideravi per Natale"– aggiunse, porgendole l´ultimo diecimila. "Per me – concluse dopo aver ripreso fiato – lascia soltanto la stufa, anzi la prego – aggiunse rivolta a me – la metta in funzione". La scartai dalla sua custodia e feci quanto richiestomi. Le serpentine si accesero per sorriderle. I cuori si scaldarono, ma non per esclusivo merito della stufa.
La ragazzina cominciò il "trasloco" dei pacchi, ma non prima d'aver stampato due baci sulle guance della vecchia. "E´ la figlia della signora che svolge le mansioni di custode; in realtà la portineria non esiste – precisò – una famiglia poverissima, che però, privandosi a volte anche del necessario, mi aiuta a sopravvivere. La striminzita pensione che ho basta, infatti, appena per le medicine". Mi venne da piangere. Ero andato per fare del bene ed avevo ricevuto una lezione indimenticabile di umiltà e di altruismo: nessuno ama i poveri più degli altri poveri. Una vecchia, poverissima, aveva dato agli altri tutto, ma proprio tutto, quello che aveva ricevuto, ben felice di farlo.
"Grazie per avermi permesso di essere generosa" disse commossa, commuovendomi. In quella stanza spoglia, odorante di miseria e di dignità, con le pareti scrostate ed umide,con una sola minuscola finestrella, coi Santini per quadri e le ragnatele per carta da parati, imparai più che in un´aula universitaria o in un convegno della Fao. Non aveva nulla, ma dal momento che non aveva più desideri e speranze, nulla le mancava, tranne, come poi mi disse, il non potere andare, per via della paralisi, a trovare Dio. Rimasi ancora più di stucco: non imprecava contro Dio perché era ridotta in quelle condizioni e per le disgrazie che avevano costellato la sua vita, di cui in seguito mi raccontò, ma quasi si scusava per non essere in grado di andarLo a trovare in Chiesa. Ma, sono certo, Dio andava a trovare lei.
La ragazza aveva completato il suo andirivieni. La sua mamma venne a ringraziare portando un vassoio con il caffè. Quella stanza, poco arredata, ora aveva la commozione ed il silenzio per mobili e gli sguardi di nonna Savina, di Monica, di sua madre, il rosso ardente delle serpentine e qualche lacrima, come luci, anzi come luminarie di Natale. Si udirono delle voci, una, lontana, di donna ed un'altra più vicina, di uomo, entrambe gridarono una dietro l'altra, quasi fosse un'eco, le stesse parole: "Grazie Savina, sei un Angelo. Dio te ne renda merito". Erano la signora Adalgisa ed il signor Di Vito, due dei beneficiati. Io avevo dato un centesimo, un decimo di quello che avevo. Savina il cento per cento, meno una stufetta. Chiesi permesso, lasciai la portinaia con la vecchietta e mi assentai. Un´ora dopo, aiutato da Monica che, col permesso della madre, mi aveva seguito, portai in casa una sedia a rotelle. Nemmeno in quel caso avevo dato tutto, ma il cento per cento della mia tredicesima, almeno sì.
"Questa le servirà per andare in chiesa – dissi – basterà che i suoi amici le diano una mano per portarla in strada". Tentò di baciarmi le mani, non glielo permisi, ma mi lasciai abbracciare e la abbracciai. Pianse. Piansi con lei. L´unica a sorridere fu Monica quando le diedi il paio di guanti rossi, per fare pendant col futuro cappottino che si sarebbe comprata con le diecimila lire. "Lei è un grande " – mi disse sua madre. "Mai quanto lei!", risposi, indicando nonna Savina.
In quel momento entrò nella stanza un omone, sui quaranta d´età e sulle quattro volte quaranta di peso. Era il papà di Monica, si chiamava Carletto e si rivelò subito un simpaticone. Agile, nonostante i chili di grasso, ed intraprendente, in quattro e quattr´otto, fu in grado di organizzare una cenetta per altrettante persone. Io, dopo avere accettato l'invito a fare parte dei commensali e con l´aiuto di Monica, mi incaricai dell´approvvigionamento di bevande e dolci. Non sono Dickens, nè Goethe, e non provo neanche a descrivere quella cena. Dico solo che fu la più bella della mia vita.
Il Natale e le feste seguenti le passai in famiglia. Poi come da promessa tornai, il 7 Gennaio, in via Farini. Dagli occhi della portinaia e dalle lacrime di Monica compresi che l'Epifania, insieme alle feste, si era portata via anche Nonna Savina. Era morta la mattina del 6 Gennaio, al ritorno dalla Chiesa, portatavi da Carletto e Di Vito sulla carrozzina. Era morta felice per aver potuto fare la Comunione. La portinaia mi porse una busta. Sopra una mano tremante, con grafia incerta, aveva segnato il mio nome; dentro c'era un biglietto e sopra vi stava scritto : "Grazie per quell'ultimo sorriso, credevo di dover aspettare d'arrivare in cielo per conoscere gli angeli, invece ne ho conosciuto uno prima di morire, tu". Non piansi, almeno non esternamente. Le lacrime inghiottite scesero lungo la gola e finirono dentro al cuore, dove scavarono un posticino adatto per riporvi il ricordo di Nonna Savina e bagnando e rendendo più solenne, come fossero acqua Santa, un giuramento che feci a me stesso: da quel giorno sarei diventato ogni giorno più buono. Per questo anche ora dico:"Chi ha dia a chi no ha, e che la bontà possa essere infettiva. Solo così anche le notti più tristi, fredde e buie potranno diventare giorni sereni, scaldati da una stufa e illuminati da quattro serpentine".
Ah, dimenticavo! Oggi, e da 30 anni, Monica è mia moglie. Abbiamo una figlia. L'abbiamo chiamata Savina. Una ragazza normale con un difetto che è anche, e soprattutto, la sua migliore virtù: è generosissima.
I saddamiti del Tg3 di Ferruccio Formentini
Una strana democrazia dell'Islam senza le Donne. Ida Magli Un verso di Eschilo risuona continuamente dentro di me in questi giorni: "Gli Dei aiutano sempre gli uomini che lavorano alla propria rovina". Gli uomini, dice Eschilo, ma io vorrei dire "le donne". Possibile che le donne non si accorgano che c’è un eccesso di entusiasmo per l’islamismo da parte dei maschi, qualsiasi sia il posto che essi occupano: politici, sindacalisti, operai, sacerdoti, scrittori, storici, giornalisti? Non vi insospettisce, care amiche, l'esaltazione che essi fanno, addirittura della “democrazia dell'Islam", il quale ha insegnato a noi, poveri cristiani, la libertà, la tolleranza, l’ugualitarismo? Proprio così: la democrazia dell'Islam.Forse gli storici che con tale improntitudine ne parlano oggi, in Italia, a Roma, si sono dimenticati dell’esistenza delle donne. Ma noi donne, no, non ce ne possiamo dimenticare; e dobbiamo stare molto in guardia perché è ormai chiaro che troppi uomini-maschi cantano a questo scopo lodi del mondo musulmano e invitano i musulmani a venire sempre più numerosi nella nostra Italia per rimettere le cose a posto. Forse non tutti ne sono consapevoli, ma questo non conforta affatto, anzi. Non è necessario ricorrere all’aiuto di Freud per capire che è proprio il desiderio inconscio a rendere così ostinato, frenetico, platealmente entusiasta il loro invito ai musulmani ad ”educarci”.E’ solo un leggerissimo velo quello che nasconde questa verità, lo stesso velo che copre la testa delle donne nel mondo islamico oggi così come lo copriva duemila anni fa quando Gesù, nella Palestina dell’Antico Testamento, glielo ha tolto con il dolcissimo gesto delle sue mani.Leggete i Vangeli, care amiche. Non importa se siete credenti o non credenti. I Vangeli sono un libro, un libro che parla soprattutto di noi, donne oppresse dal più razzista dei tabù, quello dell’impurità del sesso; donne private del diritto della parola; donne lapidate in strada perché infedeli al marito; donne escluse da qualsiasi tipo di conoscenza; donne costrette a sposare il fratello del marito nel caso di vedovanza. Donne, donne, donne... Di questo parlano i Vangeli. E per quanto poco i discepoli avessero capito dell’assoluta rottura compiuta da Gesù nei confronti dell’antico testamento, su di una cosa non hanno avuto dubbi: l’uguaglianza delle donne, la loro liberazione. Talmente non hanno avuto dubbi che non ci è rimasta neanche la più piccola discussione sul battesimo delle donne. Eppure è questa la vera, la più grande frattura con il mondo antico: il rito d’iniziazione uguale a quello dei maschi. Non c’è stato mai, né nell'antichità, a Roma, in Grecia; né in qualsiasi altra società, passata o moderna.Certo, dopo i maschi ne hanno fatte di tutti i colori; ma l’uguaglianza del battesimo è rimasta così come è rimasto il diritto delle donne ad essere considerate “persone”, soggetti alla pari nel rito del matrimonio. E’ stato soprattutto l'influsso dell'islamismo, dopo il primo millennio, in Europa d’occidente, attraverso la Spagna, che ha rinchiuso le donne nelle case e nei conventi (la “clausura” non era affatto prevista nel rituale della consacrazione delle vergini ). E’ stato dalla Spagna che sono arrivati i peggiori predicatori contro le donne: i Domenicani e i Gesuiti, insieme all'Inquisizione i ai roghi delle streghe. Con l’entusiasmo, anche allora, dei maschi: uomini di potere, sacerdoti, padri, mariti, non se lo sono mai fatto ripetere due volte che le donne debbono stare al loro posto, un posto ben diverso da quello dei maschi.Non illudiamoci, dunque. Ci sono troppi conti in sospeso fra donne e uomini in Europa; ma soprattutto in Italia dove la presenza dello Stato Pontificio e la dominazione spagnola hanno tenuto tanto a lungo le donne in condizione di minorità. E dato che i maschi non osano riconoscere neanche con se stessi fino a che punto si sentono frustrati nel rapporto con le donne, ben vengano i musulmani! Povere noi, quanto siamo ancora ingenue, pronte a quello che sembra”il bene”. Ma la libertà è il maggiore dei beni. Cerchiamo di non dimenticarcelo.