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Meglio Tardi che Mai
La parola d’ordine è Orgoglio Ebraico. Ecco come e perché ho perso l'innocenza dell'ebrea perbene. di Fiamma Nirenstein* Nel 1967 ero una giovane comunista, come la maggior parte dei ragazzi italiani.Stufa del mio comportamento ribelle, la mia famiglia mi mandò in un Kibbutz dell'alta Galilea, Neot Mordechai. […] Quando scoppiò la guerra dei Sei giorni, Moshe Dayan parlò alla radio per darne l'annuncio. Chiesi ai miei camerati di Neot Mordechai che cosa volessero dire le sue parole. Mi risposero: "Shtuiot", sciocchezze.Durante la guerra portavo i bambini nei rifugi, scavavo trincee e mi addestravo in alcune semplici operazioni di autodifesa. Continuavamo a lavorare nell'orto, ma eravamo svelti a identificare i "mig" e i "mirage" che si inseguivano nel cielo sopra le alture del Golan.Quando tornai in Italia, i miei compagni di scuola non mi accolsero bene: alcuni mi guardarono come se non fossi più la stessa di prima, ma un nemico, una persona malvagia che presto sarebbe diventata un'imperialista. Stava per avvenire un grande cambiamento nella mia vita: allora non lo sapevo ancora, perché pensavo semplicemente che Israele avesse giustamente vinto una guerra dopo essere stato assalito e aver subito un numero incredibile di provocazioni e maltrattamenti.Ma presto mi accorsi che avevo perso l'innocenza dell'ebreo buono, di quell'ebreo speciale fatto secondo i loro desideri. Ora, in quanto ebrea, ero messa insieme con gli ebrei dello Stato di Israele, e lentamente, ma inesorabilmente, venivo esclusa da tutta quella nobile schiera di personaggi come Bob Dylan, Woody Allen, Singer, Roth, Shtetl e Freud che santificava il mio giudaismo agli occhi della sinistra.Ho cercato per molto tempo di riconquistare quella santificazione, e la sinistra ha cercato di ridarmela, perché gli ebrei e la sinistra hanno disperatamente bisogno gli uni dell'altra. Ma ora, dopo che l'odierno antisemitismo ha calpestato qualsiasi buona intenzione, le cose si sono fatte chiare. In tutti questi anni, anche persone che, come me, hanno firmato petizioni per il ritiro dell'esercito israeliano dal Libano, sono diventate dei "fascisti inconsapevoli", come mi ha scritto un lettore in una lettera piena di insulti. […]La ragione di questi e di molti altri insulti e critiche mi è stata spiegata da uno scrittore israeliano molto famoso. Un paio di mesi fa, mentre stavamo parlando al telefono, mi ha detto: "Sei davvero diventata una persona di destra". Cosa? Di destra? Io? Una vecchia femminista, attivista dei diritti umani, addirittura comunista in gioventù? Soltanto perché ho raccontato il conflitto arabo-israeliano nel modo più accurato che potevo, e perché talvolta mi sono identificata con i problemi di un paese continuamente attaccato dal terrorismo? E' un fatto davvero interessante. Perché nel mondo contemporaneo, il mondo dei diritti umani, se una persona viene definita di destra, è il primo passo verso la sua delegittimazione.Se sei un ebreo nato dopo l'olocausto impari subito un messaggio molto chiaro: il male, per gli ebrei, è sempre giunto dalla destra. […] Allo stesso tempo, la sinistra ha concesso la propria benedizione agli ebrei legittimandoli come la vittima "par excellence", un alleato sempre fidato nella lotta per i diritti dei deboli contro i più forti. Come ricompensa per il sostegno offertogli, possibilità di pubblicare libri e girare film, nonché per la reputazione di artisti, intellettuali e giudici morali che gli veniva riconosciuta, gli ebrei, persino durante le persecuzioni antisemite dell'Unione Sovietica, hanno dato alla sinistra il proprio appoggio morale, invitandola a unirsi a loro nel pianto davanti ai monumenti dell'Olocausto.Oggi il gioco è chiaramente terminato.La sinistra si è dimostrata la vera culla dell'attuale antisemitismo. Quando parlo di antisemitismo, non mi riferisco alle legittime critiche rivolte contro lo Stato di Israele, bensì all'antisemitismo puro e semplice, talvolta accompagnato anche da critiche: criminalizzazione, stereotipi e menzogne specifiche e generiche, che da menzogne sugli ebrei (cospiratori, assetati di sangue, dominatori del mondo) hanno ampliato il loro raggio e sono diventate menzogne su Israele Stato cospiratore e sfrenatamente violento), in modo violentissimo soprattutto a partire dalla seconda Intifada e assumendo una ferocia sempre maggiore dall'inizio dell'operazione Chomat Magen, "Muro difensivo".L'idea fondamentale dell'antisemitismo, oggi come sempre, è che gli ebrei abbiano un animo perverso che li rende diversi e inadatti, in quanto popolo moralmente inferiore, a diventare membri regolari della famiglia umana. Ora questa ideologia dell'Untermensch si è estesa a Israele in quanto Stato ebraico: un'entità straniera, separata, diversa, fondamentalmente malvagia, la cui esistenza nazionale viene lentamente ma inesorabilmente svuotata di significato e privata di giustificazione. Israele, proprio come il classico ebreo cattivo, non ha, secondo l'antisemitismo contemporaneo, diritto di nascita, ma è macchiato da un "peccato originale" commesso contro i palestinesi. La sua storia di eroismo è stata rovesciata e trasformata in una storia di arroganza. […]Sulle prime pagine dei giornali europei abbiamo visto vignette che, ripetendo i classici stereotipi antisemiti, mostrano Sharon mentre divora bambini palestinesi e i soldati israeliani impegnati a minacciare culle di piccoli Gesù. Tutto questo nuovo antisemitismo, che si è materializzato sotto forma di una violenza fisica senza precedenti contro persone e simboli ebraici, nasce nel seno di organizzazioni che si dedicano ufficialmente alla salvaguardia dei diritti umani, e ha il suo centro propulsore nel summit delle Nazioni Unite tenuto a Durban. […]Ma gli ebrei e in generale la comunità internazionale sono stati presi del tutto di sorpresa, e non hanno denunciato la nuova ondata di antisemitismo. Nessuno fa scoppiare uno scandalo se Israele viene giorno dopo giorno accusato, senza alcun motivo, di un eccesso di violenza, di atrocità e di crudeltà come nessun'altra nazione che si trovi in una situazione simile alla sua. […]Questo nuovo antisemitismo ha un volto che, come quello di Medusa, pietrifica chiunque lo osservi. La gente non vuole ammetterlo e neppure nominarlo perché in questo modo si svela sia l'identità dei suoi sostenitori sia il suo vero obiettivo. Persino gli stessi ebrei non vogliono chiamare un antisemita con il suo vero nome, temendo di frantumare vecchie alleanze. Perché la sinistra ha una propria idea molto precisa di cosa debba essere un ebreo, e se questi non segue le sue direttive, scatena autentica rabbia e furore. Come osi essere un ebreo diverso da come ti ho ordinato? Combattere il terrorismo? Eleggere Sharon? Ma sei pazzo? E qui la risposta degli ebrei e degli israeliani è sempre la stessa: siamo ancora molto timidi, molto desiderosi del vostro affetto. Perciò, preferiamo rimanere in una posizione speciale, invece di pretendere di diventare una nazione come tutte le altre, preferiamo stare al vostro fianco; persino quando tirate fuori centinaia e centinaia di affermazioni antisemite, preferiamo restare vicini a voi davanti a un monumento eretto in memoria dell'Olocausto, ascoltandovi deprecare il vecchio antisemitismo, mentre allo stesso tempo accusate Israele, e perciò gli ebrei, di essere dei killer razzisti.Facciamo un esempio che è diventato famoso in tutto il mondo: un noto giornalista italiano, già direttore del Corriere della Sera, è stato recentemente nominato presidente della Rai. E' un incarico di grande importanza, perché la Rai è un impero che modella l'opinione pubblica italiana e controlla miliardi di dollari. Il cognome del giornalista, Mieli, è ebreo. […] La stessa notte della sua nomina, la sede della Rai è stata imbrattata di graffiti […di chiara ispirazione antisemita…]. Sorprendentemente, o forse prevedibilmente, una così sfacciata manifestazione di antisemitismo ha suscitato pochissime reazioni sia da parte delle autorità italiane sia da parte della comunità ebraica italiana. […] [Un altro esempio è fornito da] una lettera di un gruppo di professori dell'università di Bologna, indirizzata ai "loro amici ebrei" e pubblicata con un altissimo numero firme a sottoscrizione.Eccone un passaggio: "Abbiamo sempre considerato il popolo ebraico come un popolo intelligente, sensibile, forte, forse, più di tanti altri perché selezionato nella sofferenza e nelle persecuzioni, nelle umiliazioni subite per secoli, nei pogrom e, per ultimo, nei campi di sterminio nazisti. Abbiamo avuto compagni di scuola amici ebrei, colleghi di lavoro da noi stimati, anche allievi israeliani a cui abbiamo trasmesso i nostri insegnamenti portandoli alla laurea, e che oggi esercitano la loro professione in Israele. Siamo spinti a scrivervi perché sentiamo purtroppo che la nostra stima il nostro affetto per voi, per il popolo ebraico, si sta trasformando in dolorosa rabbia… tante altre persone, dentro e fuori la nostra università, che hanno stima per il vostro popolo oggi provano i nostri stessi sentimenti. E' necessario che vi rendiate conto che oggi state facendo ai palestinesi quello che a voi è stato fatto nei secoli passati… possibile che non vi accorgiate che state fomentando contro voi stessi un odio immenso?". Questa lettera è un perfetto riassunto di tutte le caratteristiche del nuovo antisemitismo. C'è la definizione pre-sionista del popolo ebraico come di un popolo che soffre, anzi che deve soffrire per sua stessa natura; un popolo destinato a sopportare le più terribili persecuzioni senza nemmeno alzare un dito e che, perciò, è degno di compassione e solidarietà.E' ovvio che uno Stato di Israele solido, democratico, militarmente forte ed economicamente prospero è l'antitesi di questo stereotipo. Il "nuovo ebreo", che cerca di non soffrire e che, soprattutto, può e vuole difendersi, perde immediatamente tutto il suo fascino agli occhi della sinistra. Ma fino a quando la mappa del Medio Oriente non è stata colorata di rosso dalla Guerra fredda e Israele non è stato dichiarato la longa manus dell'imperialismo americano, la situazione era diversa. Il nuovo Stato di Israele, fino alla guerra del 1967, era costruito sulla base di un'ideologia che permetteva o addirittura obbligava la sinistra a essere orgogliosa degli ebrei e gli ebrei a esserlo della sinistra, anche quando gli israeliani stavano combattendo e vincendo aspre guerre.Gli ebrei che erano sopravvissuti alla persecuzione nazifascista, la persecuzione della destra, avevano fondato uno Stato socialista ispirato ai valori della sinistra, il lavoro e il collettivismo, e in questo modo avevano nuovamente santificato la sinistra come il rifugio di tutte le vittime. […][A Durban], i movimenti dei diritti umani […] hanno scelto Israele come nemico e obiettivo primario. Questa scelta rappresenta un grande successo per la propaganda palestinese, ma anche un grave segnale di debolezza da parte di questi stessi movimenti. L'immagine che risulta è quella di una sinistra ideologicamente e politicamente all'angolo, che ha scelto di adottare come universale una battaglia molto controversa specifica, pesantemente contrassegnata dal terrorismo. Una sinistra che invece di affrontare il sistema di globalizzazione capitalistico, prende come suo principale obiettivo lo Stato di Israele. In parole povere, la sinistra ha deciso di far pagare a Israele ciò che a suo giudizio dovrebbe pagare l'America.Non è una cosa da veri codardi? […] Denunciare questo nuovo antisemitismo dei diritti umani è un compito psicologicamente difficilissimo per Israele e per gli ebrei della Diaspora. E lo è tanto di più perché quello tra gli ebrei e la sinistra è un divorzio che quest'ultima non desidera affatto. La sinistra vuole continuare a essere considerata il paladino dei buoni ebrei. Pretende di piangere per gli ebrei uccisi nella Shoah, spalla a spalla con gli ebrei. E lo fa perché questo le dà l'autorizzazione morale per parlare delle "atrocità" di Israele. […] Fino a quando non romperemo il silenzio, noi ebrei daremo alla sinistra l'autorizzazione di negare il nostro diritto a una propria nazione, e a difendere il nostro popolo da un antisemitismo senza precedenti.La parola d'ordine.Proprio nello stesso momento in cui maledice Israele, la sinistra dei diritti umani, del pacifismo, della protesta contro la pena di morte, la guerra e le discriminazioni razziali o sessuali, elogia anche i terroristi suicidi e si compiace per caricature di Sharon degne dello Sturmer. Ma nessuno dei suoi esponenti verrà mai in Israele per fare lo scudo umano seduto in un bar o a bordo di un bus. […] Se vogliamo ottenere qualcosa, se decidiamo che è giunto il momento di combattere, dobbiamo sbarazzarci delle imposture e degli inganni "liberali". Dobbiamo saper dire che la libera stampa fallisce la sua missione quando mente, e che sta effettivamente mentendo. Dobbiamo dire che tutti i diritti umani sono violati quando a un popolo è negato il diritto all'autodifesa, e che questo diritto è effettivamente negato. I diritti umani sono calpestati anche quando una nazione viene sottoposta alla diffamazione sistematica e resa automaticamente un obiettivo legittimo per i terroristi. Non dobbiamo più accettare ciò che abbiamo accettato fin dal giorno in cui è nato il nostro Stato, vale a dire che debba essere considerato come uno Stato diverso e a sé stante all'interno della comunità internazionale.Un punto molto importante: tra le varie forme di antisemitismo oggi in voga, una riguarda la confusione tra "israeliano" ed "ebreo". Apparentemente, è sbagliato insinuare che gli ebrei agiscano nell'interesse dello Stato di Israele e non in quello dello Stato in cui vivono. Più un paese confonde i due termini, più è considerato antisemita, e quindi ci si immaginerebbe che gli ebrei combattano questo pregiudizio. Ma è un grave errore. Poiché lo Stato di Israele, e insieme a esso gli ebrei, sono stati vittime del peggior genere di pregiudizi, gli ebrei dovrebbero considerare apertamente il loro essere identificati con Israele come un prestigio e un onore. […] Se è vero che Israele è l'obiettivo principale degli attacchi antisemiti, è proprio qui che dobbiamo concentrare la nostra attenzione. Dobbiamo giudicare il carattere morale della persona con la quale stiamo parlando in base a questo test: se menti su Israele, se lo ricopri di pregiudizi, sei un antisemita. Se sei prevenuto nei confronti di Israele, sei contro gli ebrei. Naturalmente questo non significa che sia proibito criticare Israele e le sue politiche. […]Israele e gli ebrei oggi hanno una sola certezza: ora che dispongono di propri mezzi di difesa, una nuova Shoah non è più possibile. Tuttavia, dobbiamo passare dall'idea di una possibile eliminazione fisica degli ebrei a quella di una loro possibile eliminazione morale. L'unico modo per affrontare questa minaccia è combattere senza paura, sul nostro stesso terreno, usando tutte le armi storiche ed etiche che Israele possiede. Nessuna vergogna, nessun timore e nessun senso di colpa. Israele ha la possibilità di dimostrare ciò che è veramente: l'avamposto nella lotta al terrorismo e il baluardo della democrazia. Non è una cosa da poco. Ma noi ebrei ci comportiamo come vittime e non cogliamo questa possibilità perché significherebbe metterci in conflitto con i nostri vecchi alleati, rinunciando alla loro legittimazione. Dobbiamo renderci conto che questa legittimazione si trova nelle nostre mani, anche se non l'abbiamo mai fatta valere.La parola d'ordine degli ebrei dovrebbe essere "orgoglio ebraico", nel senso di orgoglio per la nostra storia e per la nostra identità nazionale, ovunque ci troviamo. Orgoglio ebraico significa che dobbiamo reclamare l'esclusiva identità del popolo ebraico e suo diritto di esistere. Dobbiamo comportarci come se questo diritto non ci fosse mai stato riconosciuto perché oggi, ancora una volta, non lo è più. […] Nessuna sinistra e nessuna destra. Non daremo alla sinistra il potere di decidere dove dobbiamo stare. Decideremo le nostre alleanze da soli, in base alla situazione concreta dei nostri potenziali. * dal giornale Libero

I Canguri Giganti
Furono in molti gli intellettuali “canguri giganti”( li definiti da Mussolini dopo il 25 luglio 1943) che parteciparono ai fasti del Fascismo, credendoci o meno, coscientemente o meno, con fervore o meno,e poi decisero per l’altra parte, con onestà o meno. 25 LUGLIO 1943: CADE IL FASCISMO GLI INTELLETTUALI SI ADEGUANO La lista infinita di chi non fu intransigente fino in fondo, ma vivacchiò all’ombra del fascismo è nota. Bobbio scrisse a Mussolini per una cattedra in Università. Dario Fo, si arruolò nella Rsi.Moravia scriveva lettere di supplica al Duce. Angelo Crespi Il “camerata” Alessandro Galante Garrone nel 1940, in epoca alquanto sospetta quando già il Fascismo da regime mite si era accodato al Nazismo, promulgando le nefaste leggi antiebraiche, il “camerata” Alessandro Galante Garrone, così lo definiva amicalmente Stefano M. Cutelli, fondatore e direttore della rivista Il Diritto Razzista (“rivista del diritto razziale italiano, rivista internazionale del diritto razziale, internationale zeitschrift für rassenrecht ” riporta la copertina), una dotta rivista di dottrina, giurisprudenza, legislazione con sommario bilingue (italiano e tedesco) e comitato scientifico pieno di professoroni e comitato di redazione ricco di squadristi e sansepolcristi, il “camerata” Alessandro Galante Garrone giovane giudice del Tribunale di Torino, nel numero 2-3-4 della suddetta marzo-agosto 1940, anno XVIII dell’era fascista, elaborava una lunga nota a interpretazione di una sentenza della Corte d’Appello di Torino che indicava i requisiti per essere dichiarato di razza ebraica, il “camerata” Alessandro Galante Garrone si produceva in una disamina tecnica su chi e come dovesse decidere lo status di ebreo, spiegando che gli “inconvenienti” di sovrapposizione tra Ministero degli Interni e autorità giudiziaria potevano essere risolti solo restituendo alla seconda la competenza che “le è stata sottratta in modo così imperfetto allo scopo di garantire un rapido e definitivo accertamento della razza nei casi controversi. In tal modo sarà soddisfatta quella esigenza suprema che è pur sempre la sicurezza del diritto” (insomma dichiarati ebrei sì, ma solo se di diritto), il “camerata” Alessandro Galante Garrone ormai trentenne così calato nel diritto razziale, tanto da abusare di termini come ebreo, razza, ariano, è lo stesso Alessandro Galante Garrone nato a Vercelli nel 1909 che pochi anni dopo, nel 1942, si avvicinerà al movimento di Giustizia e libertà, fonderà il Partito d’Azione a Torino, diventerà membro partigiano del CLN, il “partigiano” Alessandro Galante Garrone continuerà poi la carriera da magistrato, da professore universitario, da giornalista, da storico, sarà considerato uno dei padri della Repubblica, un nume tutelare della democrazia in Italia, gli verrà data la cittadinanza onoraria di Vercelli per “per il costante impegno in difesa della libertà e dei più alti ed irrinunciabili valori etici e democratici”, scriverà per le elezioni del maggio 2001 un’accorata lettera aperta al presidente Ciampi per fermare Berlusconi e la destra. Ebbene come Galante Garrone furono in molti gli intellettuali “canguri giganti” (così li definì Mussolini dopo il 25 luglio 1943) che parteciparono ai fasti del Fascismo, credendoci o meno, coscientemente o meno, con fervore o meno, e poi decisero per l’altra parte, con onestà o meno, con enfasi o meno. Qualcuno aspettò addirittura il 25 aprile 1945 per voltare gabbana. Quasi tutti, trovarono ospitalità tra le fila del Pci, passando dall’inferno di un regime al paradiso di un altro regime senza transitare mai dal purgatorio liberale. Certi diventarono pure campioni della Repubblica e della democrazia. La lista infinita di chi non fu intransigente fino in fondo, ma vivacchiò all’ombra del fascismo è nota e non vale la pena dilungarsi. Bobbio scrisse a Mussolini per una cattedra in Università. Dario Fo, di cui raccontiamo la storia all’interno, si arruolò addirittura nella Rsi: “Per sopravvivere” si scusò nel 2000, dopo cinquantacinque anni di indefessi lai contro il fascismo. Moravia nel 1941 componeva lettere di supplica al Duce. Ignazio Silone sembrerebbe fosse stato a libro paga dell’Ovra, la polizia segreta del regime: in pratica una spia. Un paio di anni fa, un libro dello storico Angelo d’Orsi gettò un’ombra di dubbio perfino sull’azionismo torinese da cui provengono veri eroi della Repubblica. Luigi Firpo componeva odi al Duce, Pietro Ingrao compare bellamente nell’ Antologia di poeti fascisti (1935) per “aver vinto il premio Poeti del Tempo di Mussolini” (sic). Il Minculpop negli stessi anni “aiutava” decine di scrittori e giornalisti: da Indro Montanelli a Vitaliano Brancati. Anche Galvano della Volpe teorico del marxismo ebbe i suoi cedimenti. D’altronde, notava Augusto del Noce, fin dal momento della sua ascesa Mussolini “trovò un consenso della cultura che ha scarso riscontro nella storia”. E poi le riviste fasciste - vi collaborarono tra i centinaia Eugenio Scalfari ( Roma Fascista ), Jader Jacobelli ( Civiltà fascista ), Enzo Biagi ( L’Assalto ) - i Littoriali che videro partecipare e vincere, tra gli altri, Attilio Bertolucci, Aldo Moro, Paolo Sylos Labini, Alberto Lattuada. Quasi tutti gli intellettuali che si presentarono nel Dopoguerra come antifascisti hanno in pratica avuto “il loro piccolo o grande atto di compromissione” ha detto Paolo Mieli. E a poco valgono le scuse: molti non erano neanche giovanissimi, avendo spesso superato l'età della ragione, molti non subirono neppure troppe pressioni. Il problema però è che nessuno ha mai rotto il silenzio, l’omertà di una nuova élite culturale, di una classe dirigente che andava formandosi sulle ceneri del fascismo avendone le mani sporche. “Tutti hanno sperato di farla franca” ha chiosato ancora Mieli. Ora dopo sessant’anni esatti dalla caduta del fascismo è forse giunto il momento di raccontare la verità. O meglio di fare i conti con la verità. Che significa guardare al passato senza timori e vergogna. Pensando a quella ipotesi di ricostituzione di una identità nazionale che vada oltre le divisioni imprescindibili e giuste di una sana alternanza democratica. Un’identità che riesca comunque a essere fonte di unità quando in vista di un bene comune le esigenze lo richiedessero. Revisionare la vicenda degli intellettuali italiani passati dal fascismo alla militanza antifascista, fare in modo che essa diventi opinione diffusa non a beneficio solo di un ristretto gruppo di specialisti, che essa diventi storia comune evitando la strumentalizzazione ideologica, significa tentare di sanare la frattura civile che si compì dopo l’8 settembre 1943. Una data che giustamente Ernesto Galli della Loggia definisce come “morte della patria”. Significa dubitare degli eroi della Resistenza e dell’antifascismo militante, non per cinica volontà di demitizzare la storia, ma perché gli uomini hanno stagioni e pensieri che mutano, perché gli intellettuali non sono martiri né sono per forza sempre coerenti, perché la scelta tra il bene e il male talora fu solo un caso fortuito, una premonizione. E nessuno deve vantarsi per una fortuna. Invece in Italia, per nascondere i cedimenti e coprire antichi accomodamenti, abbiamo glorificato uomini che forse non lo meritavano o non lo meritavano in quel modo. Abbiamo distinto troppo facilmente il bianco e il nero, dimenticando che la storia spesso ha il tono del grigio e zone poco chiare, ombre. Abbiamo preferito la storia del vincitori, dimenticando, senza pietà, la storia dei vinti. E così facendo abbiamo costruito un Paese fondato sull’oblio. Oggi, dopo sessant’anni, le nuove generazioni, che non hanno nostalgie di quel periodo né pesi morali da scontare, è giusto possano ritrovare comunanze nuove e perfino nuovi punti di scontro che non siano però basati sulle falsità e i fraintendimenti dei loro padri e dei loro nonni
ALLA FINE
ALLA FINE HANNO APPROVATO LA LAPIDAZIONE DI AMINA

Il Tribunale supremo della Nigeria ha ratificato la condanna a morte per la
pidazione di AMINA; ha solamente posticipato l'esecuzione di due mesi per
permetterle di allattare il suo bambino. Trascorso questo termine la
sotterreranno fino al collo e l'ammazzeranno a sassate, a meno che una
valanga di dissensi non riesca a dissuadere le Autorità Nigerian
Amnesty International chiede il tuo appoggio tramite la tua firma nelle sue
pagine web. Mediante una campagna di firme come questa si salvò in passato
un'altra donna, Safiya, nella stessa situazione. Sembra che per AMINA
abbiano ricevuto pochissime firme. Contatta subito:
WWW.amnistiapornigeria.org <http://www.amnistiapornigeria.org> o
WWW.amnistiaporsafiya.org <http://www.amnistiaporsafiya.org>
Non pensare che non serva a niente; all'altra donna salvò la vita. Fai
circolare questo messaggio fra le persone che sai sensibili a questa
orribile minaccia di morte.
Cao Sofri, ti gha' massa Mandarini niente remi
Cao Sofri, ti gha' massa Mandarini niente remi ((poi, all'Egregio Professor Ernesto Galli della Loggia, un elogio e una prece)). Quando leggo notizie sui Serenissimi del 'Veneto Serenissimo Governo', o amici Veneti mi parlano di Luigi Massimo Faccia e di Luca Peroni, confesso che vengo presa da sentimenti di affetto commosso, di stima e di condivisione degli ideali per cui i Serenissimi non "assaltarono Venezia" bensì scalarono il Campanile di San Marco, a viso aperto, senza passamontagna, bottiglie molotov e spranghe da infilare nelle camionette dei CC. L'armamentario, "terrorista" -è sempre bene ricordarlo- era di latta, legno e cartapesta, quindi, una azione chiarissimamente dimostrativa fu quella del cosidetto "commando" dei Serenissimi che, però, l'hanno pagata cara e amara e ancora la pagano, diciamolo e spieghiamolo, per reati di opinione. Io dico per ideali politici e senza fare male nemmeno a una zanzara tigre. La prima intervista al loro Leader Luigi Massimo Faccia, dal Carcere Circondariale di Lodi, gliela feci io per il giornale telematico www.virusilgiornaleonline.com - ove è archiviata assieme ai numerosi appelli pubblici- ai tempi in cui era coordinatrice nazionale del Movimento per le Riforme, e fondatrice, Giuliana Olcese, (ora D'Olcese col marchio così depositato in seguito ad una Kafkiana quanto emblematica vicenda giudiziaria alimentata alla grande da talune leggere della stampa italiana. Campagna priva di lungimiranza politica alimentata, stoltamente, viste le distruttive conseguenze verificatesi sia sul Movimento - ricchissimo di società civile dalla Sicilia al Nordest-Nordovest e di notissimi quanto stimatissimi Parlamentari che furono nella Bicamerale, -quindi Movimento dal basso e perciò utile-, fino ad arrivare alla cancellazione del suo ricchissimo sito internet colmo di documenti dei più affermati e seri Costituzionalisti italiani ed alle inimmaginabili nefaste conseguenze, -inimmaginabili se non si ha dimestichezza con l'apparato giudiziario, e di quanto esso è influenzato dalla stampa-, sulla vita personale e degli eredi). La grande costante battaglia per la grazia chiesta a Ciampi, ed anche alla signora Franca che intercedesse presso il coniuge, o per la scarcerazione di Faccia e dei Serenissimi ebbe la spinta dal basso, popolare, di molti movimenti veneti, ma non solo veneti, e fortuna (?) volle che certa stampa ed alcuni media locali ne davano notizia sì che spinta e consenso popolare, quindi, potessero avvenire per trasmissione e aggregazione civile. Così, con tutto questo, con le decine di lanci Ansa fatti di concerto tra me e i seguaci militanti dei Serenissimi e l'intervista dal carcere pubblicata e lanciata a migliaia di soggetti diversi via e-mail, il quotidiano Libero diretto da a condurre la battaglia per i Serenissimi e per Massimo Luigi Faccia. E tutti assieme alla fine vincemmo. Tutti sappiamo, sopratutto l'Informazione, che la Lega Nord per la Padania, piaccia o non piaccia, è sensibile quanto protesa a dare "al Popolo" il ruolo e l'esaltazione politica (che merita del resto....) e che il Ministro di Grazia e Giustizia è Castelli, ergo, da laghista qual'è, ragiona in primis sul fattore 'consenso popolare'. O No? Orbene, cao Adriàn Sofri, ti ga' massa Mandarini, navi Ammiraglie e Gheneraj e questo va benon ciò, ma contro il Turco nella to' Lepanto i' ghe' manca i remi. I remi, la ga' affonda' nei Piombi telematici. Mai nessuno, finora, ha pensato ti potesse essere utile affiancare a Mandarini, navi Ammiraglie e Generali la società civile che sta muovendosi da tempo rendendo noti e visibili, a tuo sostegno, i movimenti popolari aggregatisi enormemente in Internet tramite i siti, i blogger, i giornali telematici e i cittadini che da tempo portano avanti una poderosa e costante campagna promuovendo un Appello a Ciampi ed a Castelli. Appello popolare di cui, però, nulla si è saputo e si sa. Ma, il Presidente della Repubblica e il Ministro di Grazia e Giustizia Castelli sanno bene quanti gliene sono arrivati di quegli Appelli. Ma, chissà perchè, non lo si sa. Ecco perchè, Egregio Professor Ernesto Galli della Loggia, l'altro giorno mentre ti leggevo sull'argomento delle necessarie Riforme sul sistema previdenziale, articolo che non faceva una piega, mi è venuto un riso amaro, anzi amarissimo, leggendo queste righe lucide, perfette ed emblematiche: "Nessun partito o governo ha il coraggio di scontentare gruppi consistenti di elettori sfidando un'ovvia impopolarità che gli avversari non esiterebbero un attimo a sfruttare. Proprio per questo a una democrazia servono i giornali. Solo l'informazione e il dibattito, promosso, dalla stampa, infatti, possono riuscire a creare quei vasti movimenti trasversali di opinione che a un certo punto si impongono irresistibilmente consentendo così a una società di prendere decisioni prima impossibili". Eppure, caro Professore, nessuno sa niente dell'Appello sulle Pensioni, circolante in internet da tempo, fatto dai giovani studenti della Università Luiss fondata da Guido Carli. Appello rilanciato per loro anche venerdì 11 luglio, con il titolo ''I Giovani al Parlamento: e le Pensioni?". Chiudo con un convinto ed affettuoso augurio ad Adriano Sofri. Giuliana D'Olcese
Carpi amari per Cofferati
Carpi amari per Cofferati Dagospia CARPI AMARI PER COFFERATI – FISCHI, URLA, “VAI A CASA”: COSI’ E’ STATO CONCIATO PER LE FESTE ALLA FESTA DELLA SINISTRA GIOVANILE… Annalisa Bonaretti per il Resto del Carlino Se qualcuno si aspettava un «prego, si accomodi», è stato brutalmente deluso. Gestire la sconfitta (come la vittoria d'altronde) non è da tutti, e nessuno, mercoledì sera, c'è riuscito. Dei cinque sul palco, solo uno ha pronunciato un «buon concerto», poi tutti giù, fuori per fare posto alla musica. Che è cambiata davvero, per tutti. E' lontana anni luce l'estate scorsa quando il Cinese era il paladino dell'art.18. Fare il sindacalista, avrà pensato, è più facile che fare il politico, comunque se questo era un esordio, non è stato dei più felici. L'inizio del dibattito ha visto circa 500 persone presenti, tutte di una certa età. Alle 22, il pubblico è aumentato e questo ha fatto tirare un sospiro di sollievo a qualcuno vicino all'ex sindacalista, poi quei fischi, inaspettati, per questo ancora più difficili da accettare. Anche perché essere fischiati quando si gioca in casa deve far riflettere; forse oggi gli intoccabili sono davvero una specie in via di estinzione. Tra un inizio posticipato e una fine anticipata, Sergio Cofferati ha comunque parlato: non tanto come l'anno scorso quando era l'indiscussa star del palcoscenico, ma qualcosa ha detto, soprattutto su Bologna. Ha sottolineato che «tre cose mi hanno convinto. La prima: la richiesta è avvenuta da un fronte largo, se mi fosse stato proposto solo dal mio partito, avrei detto di no. La seconda: un percorso tracciato con appuntamenti programmatici; la terza: Bologna è una città con delle potenzialità straordinarie, può tornare a dire cose importanti in Italia, in Europa, nel mondo».
I centrosinistri mettono in cattedra anche il fondatore delle BR.

di Mattias Maniero-
Sergio Cofferati non bastava. Neppure i no global e i pacifisti veri o fasulli, i girotondini, Nanni Moretti e gli arrabbiati di sinistra.Robetta.Contro il governo Berlusconi ci voleva qualcosa di più. Più eclatante, dirompente.Così sono arrivati ad arruolare persino Renato Curcio, il fondatore delle Brigate Rosse, l'ideologo del partito armato. Curcio non è un cattivo maestro. E' il maestro dei cattivi maestri, il capostipite che non si è mai macchiato di reati di sangue (come certi intellettuali di sinistra ci hanno spiegato fino alla noia) ma che ha messo al mondo una numerosa prole che ha insanguinato per decenni l'Italia (come la storia ci ha spiegato).
E questa mattina a Genova, foyer del Teatro della Tosse, spiegherà tutte le cose che non vanno nel governo Berlusconi.Ad ascoltarlo non ci saranno quattro reduci delle Br rincretiniti dagli anni di carcere e dall'età.Putroppo no.Leggiamo,per non incorrere in errori, dal lancio dell'agenzia Ansa:"Tra gli ospiti sono previsti docenti universitari, esponenti di sindacati di base, associazioni e il deputato dei Verdi Paolo Cento".Incredibile. Il professor Renato Curcio, quello che i governi li combatteva con la rivoluzione armata, terrà la sua lezione e tra gli allievi avidi di sapere ci sarà persino un parlamentare di quella Repubblica che in nome di tutti noi ha condannato il professor Curcio all'ergastolo. E cosa dirà l'esimio professore? Spiegherà ai suoi allievi (Cento compreso) come fare a "contrastare la precarietà del lavoro e la legge 30 del governo Berlusconi" e ad "affermare il diritto al reddito-salario garantito per i disoccupati e i precari e coordinare le realtà di lotta contro il precariato".Incredibile è dir poco.La legge 30 in materia di occupazione e mercato del lavoro è quella che recepisce alcuni insegnamenti di Marco Biagi.Marco Biagi, consulente del ministero del Lavoro, fu ucciso dalle Brigate Rosse nate dalle idee di Renato Curcio e poi rinate dopo la stagione dei grandi arresti e dei pentimenti.E il padre fondatore delle Brigate Rosse questa mattina "contrasterà" du nuovo, sia pure a parole, la legge 30 e le idee di Marco Biagi.Particolare da non sottovalutare: la manifestazione di oggi rientra nel programma di iniziative organizzate a due anni dal G8 di Genova, del 2001.E una certa sinistra vorrebbe continuare a farci credere che a Geova, nel 2001, andarono solo un paio di ragazzotti che manifestarono contro la globalizzazione.
da Libero di sabato 1 luglio 2003
Un appello per la liberazione di Padre Jiang Sunian,
Un appello per la liberazione di Padre Jiang Sunian, arrestato a Wenzhou, in Cina, per aver stampato Bibbie.
Vietnam. Il regime comunista
ha solo ridotto di 5 anni la
pena inflitta a un prete cattolico
colpevole solo della sua
fede religiosa e di promuovere
la pace. Padre Ngunyen Van
Ly era stato condannato nel
2001 a 15 anni di prigione,
più altri cinque di arresti domiciliari
con l’accusa di avere
minato l’unità nazionale.
Questa è la risposta ai cattolici che votano per i comunisti.
I Futuri Magistrati

18 ARRESTI A ROMA AVVISO A PRESIDE
GIURISPRUDENZA
- Roma, 17 lug. - Diciotto ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari, 35 perquisizioni, 44 persone coinvolte. E' questo il primo bilancio dell'operazione "Minerva" condotta dai Nas dei carabinieri per la compravendita di esami alla facolta' di Giurisprudenza dell'Universita' La Sapienza di Roma. Il lavoro degli investigatori ha, al momento, permesso di constatare ben 27 promozioni irregolari nelle materie di diritto ecclesiastico, economia politica, diritto pubblico, diritto commerciale, diritto privato e procedura penale. I carabinieri del Nas di Roma - si legge in una nota - "hanno eseguito nelle province di Cosenza, Latina, Rieti, Roma e Sassari, 18 ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari e 35 decreti di perquisizione domiciliare a carico di assistenti universitari, impiegati e studenti della facolta' di Giurisprudenza dell'Universita' degli Studi di Roma "La Sapienza", ritenuti responsabili di far parte di un sistema che favoriva il superamento degli esami del corso di laurea dietro il pagamento di indebite somme di denaro". L'indagine, condotta dai carabinieri del Nas di Roma e coordinata dal pm. Vincenzo Barba, ha avuto inizio nel mese di maggio dell'anno scorso. "Un deviato e collaudato sistema illegale - si legge ancora nella nota - permetteva agli studenti frequentatori della Facolta' di superare, senza averne titolo, ma previa corresponsione di non dovute somme di denaro che variavano secondo la materia tra i 1.500 ed i 3.000 euro, gli esami del corso di laurea." Tra gli indagati a piede libero, coinvolti nell'inchiesta della procura di Roma sulla presunta compravendita degli esami universitari, figura anche Carlo Angelici, preside della facolta' di Giurisprudenza.
IL CONSIGLIO REGIONE LOMBARDIA
Nella mozione si chiede di vigilare, con la dovuta severità, che la normativa europea sugli OGM venga applicata e di effettuare a tal fine controlli capillari su aziende sementiere (per verificare che non producano e distribuiscano semi transgenici), sui campi coltivati (per verificare che non siano stati seminati con sementi OGM o non siano stati contaminati) e sui mangimi (per verificare che siano OGM free - la maggior parte viene importata da paesi in cui gli OGM sono ammessi).
La mozione chiede anche l’immediata distruzione di raccolti e sementi che dovessero risultare geneticamente modificati nonché la messa al bando di qualsiasi alimento non OGM free dalle mense scolastiche.
Già nel 2000, all’inizio dell’attuale legislatura, - continua Silvia Ferretto - il Consiglio aveva approvato una mia mozione, sottoscritta anche da numerosi consiglieri di maggioranza e minoranza, con la quale si impegnava a chiedere al Governo di adoperarsi per rendere obbligatoria la segnalazione, sulle etichette e da parte delle aziende produttrici, di “alimento manipolato geneticamente” e una maggiore informazione in merito, alla sperimentazione delle culture nonché all’impatto ed ai rischi ambientali e sanitari degli OGM, per una migliore coscienza e conoscenza di chi acquista.
È evidente – conclude Silvia Ferretto - che il rischio che contaminazioni da OGM sussistano anche nella nostra regione è elevatissimo (alcuni campi di mais modificato geneticamente distrutti in Piemonte sono al confine con la Lombardia) e per questo sono necessari al più presto controlli severi e massima vigilanza.
Milano, 18 luglio 2003