" Libertà e Democrazia ".

"Libera Impresa in Libero Mercato in Libero Stato"

Eccomi

Utente: Liberali

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

lunedì, 30 giugno 2003

Contro la mafia comunista di Cuba
Ricevo e vi inoltro la richiesta allegata, pregando l'informazione di darne notizia (richiesta trasmessa venerdì scorso al Ministro degli Esteri Franco Frattini) così come prego i Movimenti, le Associazioni e i Cittadini di essere attivi e partecipi con la loro opinione affinchè si realizzi l'incontro richiesto con il Governo Italiano, per i prigionieri politici detenuti a Cuba, richiesto dai seguenti esiliati cubani.

Grazie, cordialmente Giuliana D'Olcese

From: "Joel Rodriguez" mmjr@inwind.it
To: coalizione@iol.it
Sent: Tuesday, June 24, 2003 6:53 PM
Subject: da Cuba
Salve: Mi chiamo Joel Rodriguez Riveron, sono un cubano rifugiato politico in Italia, e faccio parte della Unione per le Libertà a Cuba. www.cuba.subito.cc sito in allestimento.
Mi rivolgo a lei per il seguente motivo: il prossimo 5 di luglio arrivano a Roma una rappresentanza di Judicial Watch, organizzazione non governativa americana che si occupa di questioni legali, diritti umani, ed è molto impegnata nella lotta pacifica contro la dittatura cubana, assieme a loro arriva Alina Fernandez, figlia in esilio di Fidel Castro, Isabel Roque, sorella di Martha Beatriz Roque, l’unica donna arrestata nell’ultima ondata repressiva del regime condannata a 20 anni di galera e ratificata la condanna, e Blanca Gonzalez madre del giornalista indipendente Normando Hernández anche esso arrestato nell’ultima ondata repressiva e condannato a 25 anni. Loro staranno in Italia 3 giorni, 5, 6 e 7, il 7 saranno ricevuti nell’ambasciata americana a Roma, ma loro chiedono se sarà possibile contattare o incontrasi con qualche membro del governo Italiano, magari lo steso sabato 5.
Io volevo vedere che possibilità ci sono per organizzare questi incontri e vi pregherei se c'è qualche possibilità di contattarmi. Vi porgo i miei saluti. Joel Rodriguez Unione per le Libertà a Cuba. esiliocubano@libero.it - mmjr@inwind.it

Cyberdissidenti torturati e carcerati - Internet sotto stretta sorveglianza
La libertà del Web tema centrale del Rapporto 2003 di Reporter senza frontiere
[ZEUS News - www.zeusnews.it - Prima Pagina]

Reporter senza frontiere, organizzazione internazionale di giornalisti, è impegnata per la difesa della libertà di informazione nel mondo, e dedica il suo Rapporto 2003 alla denuncia delle violazioni della libertà nel Web, rapporto che si intitola
"Internet sotto stretta sorveglianza-Gli ostacoli alla circolazione della libera informazione sulla Rete.",
ed è scaricabile gratuitamente dal sito dell'organizzazione. Vi si analizza la situazione di Internet in 60 Paesi, nel periodo che va dalla primavera 2001 alla primavera 2003. In totale, al 13 giugno 2003, risultano essere oltre una cinquantina gli internauti prigionieri nel mondo, di cui almeno tre quarti sono detenuti in Cina. Tra i Paesi in cui la libera navigazione nel Web può costituire un reato perseguito penalmente c'è Cuba dove la strumentazione necessaria è disponibile solo nei negozi specializzati gestiti dallo Stato, accessibili solo con permesso delle autorità competenti. Un Paese difficile per la libertà nel Web è anche la vicina Tunisia: la linea ufficiale sembra apparentemente favorevole alla democrazia elettronica ma la realtà è fatta di censura di siti, intercettazione delle e-mail, chiusura dei cybercaffè, arresti e condanne arbitrarie. Nel testo sono presi in esame i pericoli per la libertà nel Web anche in Paesi occidentali come gli Usa o la Gran Bretagna. Reporter sans frontieres ha scelto di premiare con il Primo Cyberpremio un internauta prigioniero: si tratta del tunisino Zouhair Yahyaoui. Zouhair Yahyaoui è un cyberdissidente tunisino di 35 anni, nel luglio 2001 appena laureato e disoccupato, egli lancia dalla Tunisia un sito di informazioni Tunezine.com
sito dove con le armi della satira, critica la scarsa indipendenza della magistratura dal potere politico in Tunisia. Il 4 luglio 2002 viene arrestato in un cybercaffè alla periferia di Tunisi, durante gli interrogatori viene ferocemente torturato e rivela la password del sito. Il 10 Luglio 2002 viene condannato a 2 anni di carcere per "diffusione di notizie false". Dall'inizio dell'anno 2003 è già entrato per ben 3 volte in sciopero della fame. - Pier Luigi Tolardo.











Postato da: Liberali a 18:23 | link | commenti |


       La Mafia Comunista.


Arrestato a Parigi, il fondatore dei Carc potrebbe rivelarsi utile nelle indagini sui due ultimi omicidi delle Br. Perché, secondo gli investigatori, è in contatto con gli esecutori


 

Per i compagni del Partito marxista-leninista italiano, una delle tante sigle della galassia antagonista, era solamente "un ben noto provocatore trotzkista e un avventuriero". Per i conoscenti parigini era uno spagnolo sessantenne, cortese e riservato. Per gli investigatori italiani, che lo rincorrevano da quattro anni e finalmente lo hanno arrestato all'alba del 23 giugno nella capitale francese, con altri due ricercati per associazione eversiva, Giuseppe Maj è il fondatore e leader dei Carc, i Comitati d'appoggio per la resistenza e il comunismo, forse la chiave di un rebus: quello dei due ultimi omicidi delle Br.Nato a Schilpario (Bergamo) il 20 luglio 1939, laureato in ingegneria, giornalista pubblicista, editore di monumentali classici del marxismo, ma anche dei saggi del terrorista rosso Prospero Gallinari, Giuseppe Maj è fratello di quel Luigi che fu esponente di Prima linea. Anche Giuseppe ha alle spalle una lunga carriera politica e giudiziaria: denunce e processi fin dagli anni Settanta, arresti per associazione sovversiva dai primi anni Ottanta. Ogni volta, però, viene prosciolto. I suoi Carc nascono ufficialmente a Viareggio (Lucca) nel novembre 1992: raccolgono fuoriusciti di tutti i gruppi e gruppuscoli della diaspora marxista e operaista, cercano di fare proselitismo nei centri sociali e nell'antagonismo più duro. L'obiettivo finale dei Comitati, dichiarato esplicitamente in decine di pubblicazioni, da Filorosso a La Voce del (nuovo) Pci, fino al Bollettino e a Resistenza, è la fondazione di un nuovo Partito comunista italiano. La vita dei Carc è agitata: come in una minuscola chiesa, si celebra tra dispute dottrinarie, scissioni e scomuniche. Nessuno sembra attribuire al movimento velleità terroristiche. Tranne Carlo Ferrigno, ex direttore centrale della polizia di prevenzione, che nel dicembre 1996, davanti alla Commissione stragi, lancia un allarme inascoltato: "C'è una sinistra estrema ed eversiva" dice "che va riformandosi sul modello dell'ala militarista delle Br. Ci sono i Nuclei territoriali antimperialisti e i Carc, di cui fanno parte personaggi che hanno militato in gruppi eversivi". Trascorrono ancora tre anni. Nell'autunno del 1999 decine di aderenti al movimento vengono indagati con l'accusa di aver creato, dalla fine del 1998, una "struttura clandestina per sovvertire l'ordine democratico". L'inchiesta, che finirà con un'archiviazione nel gennaio 2002, è uno dei filoni aperti dal pool antiterrorismo della procura di Roma dopo l'omicidio di Massimo D'Antona, compiuto dalle Br-Pcc il 20 maggio del 1999 in via Salaria. Tra i "sovversivi" indagati c'è anche Maj, cui gli inquirenti romani attribuiscono uno scritto, trovato il 19 ottobre 1999 nel corso di una perquisizione a Milano che contiene una "critica politica" alle Br-Pcc per l'omicidio di D'Antona. La lettera è interessante perché sembra confermare il salto di qualità dei Carc: "La clandestinità" scrive Maj "è un passaggio obbligato nella prospettiva insurrezionalista". Ma il documento è interessante soprattutto perché pare dimostrare che Maj conosca molto bene l'ambiente nel quale è maturato l'assassinio di D'Antona: "L'obiettivo finale" aggiunge l'ingegnere-incendiario "è l'insurrezione, non la lotta armata invocata e organizzata da questi sindacalisti dei Nuclei comunisti combattenti". Gli inquirenti, insomma, avrebbero molti motivi per interrogarlo, ma l'ideologo dei Carc ormai è irreperibile. È latitante dal marzo 1999, due mesi prima dell'assassinio di D'Antona.La sua ultima traccia risale all'ottobre di quell'anno, con una lettera alla Voce, nella quale Maj si dimette dalla segreteria dei Carc. Secondo un'informativa riservata del Sisde, nel 2000 Maj è sicuramente nei Balcani, per lunghi mesi protetto dal regime del dittatore serbo Slobodan Milosevic. Il deputato di An Enzo Fragalà, in un'interrogazione del luglio 2001 (rimasta senza risposta), sosteneva che a Belgrado, godendo di "strane coperture internazionali", Maj aveva addirittura creato una specie di comitato d'accoglienza per esponenti del terrorismo rosso mondiale. "La segnalazione era molto concreta" dice Fragalà a Panorama. Si parlava di reduci della francese Action directe, del Grapo spagnolo, della Raf tedesca.Non è questo l'unico sospetto di un collegamento tra Maj e i servizi segreti del defunto blocco sovietico: nel 1968, uscito (con una scissione a sinistra) dalla Lega della gioventù comunista, Maj aveva dato vita al Partito rivoluzionario marxista-leninista d'Italia insieme a Luciano Raimondi. E proprio Raimondi compare nel dossier Mitrokhin (dal nome dell'archivista del Kgb, fuggito in Occidente anni fa trafugando migliaia di documenti) come presunta spia dei sovietici. Il nome in codice di Raimondi era "Vittorio" e, secondo il dossier, era stato reclutato nel 1969 dal Kgb con lo scopo di infiltrarlo nella Repubblica popolare cinese. Da Belgrado, poi, Maj trasloca a Parigi, dove da tempo viveva nascosto sotto la falsa identità di un pensionato spagnolo. La procura di Napoli arriva alla sua porta dopo due anni di indagini, iniziate con la scoperta di un documento firmato dalla "Cellula per la costituzione del partito comunista combattente": un filo rosso e clandestino legherebbe questa organizzazione ai Carc.Ma l'uomo rebus potrebbe portare anche all'ultimo omicidio delle Br. Prima dell'arresto, la casa parigina di Maj è stata perquisita su ordine della procura di Bologna, che indaga sull'assassinio di Marco Biagi: "Maj può avere contatti con gli esecutori dell'omicidio" spiegano gli inquirenti. Si vedrà se l'uomo dei rebus vorrà rispondere, o se parleranno le carte sequestrate.Anche a Napoli, intanto, gli inquirenti hanno svolto perquisizioni e sottratto documenti e computer ad alcuni rappresentanti dei Carc "non clandestini". Tra loro, due nomi suggestivi: il sindacalista Pino Guerra e l'infermiere Massimo Amore. "Siamo comunisti" hanno protestato in una manifestazione di solidarietà con Maj "ma questo governo considera terroristi tutti i comunisti".


MA CHI HA FERMATO IL SISDE?


Sorpresa: nel 1996 i servizi segreti licenziarono gli informatori nei Carc


 Nell'estate del 1996, sotto il governo Prodi, il Sisde (servizio segreto civile) ricevette sorprendentemente l'ordine di "disdire decine di contratti con i suoi collaboratori presenti nei centri sociali, nei Carc e nella sinistra extraparlamentare".Lo ha scoperto poche settimane fa il deputato Enzo Fragalà, di An, studiando documenti riservati, pervenuti alla commissione parlamentare d'inchiesta sul caso Mitrokhin di cui fa parte.


Fragalà, già membro della commissione Stragi, sostiene che la decisione fu particolarmente dannosa: "L'intelligence antiterrorismo fu accecata dell'occhio sinistro" dice "e per anni i nostri investigatori brancolarono nel buio. Fu in quel vuoto della prevenzione che a Roma venne organizzato l'omicidio di Massimo D'Antona, nel maggio 1999".










Postato da: Liberali a 10:14 | link | commenti |

domenica, 29 giugno 2003

SONO FINITI I SOLDI.

 

 Finiti i soldi dei criminali islamici  Saddam Hussein e  Bin  Laden   adesso accettano la tregua.


 


Medio Oriente, slitta l'annuncio della tregua.


Per lo stop agli attacchi Fatah, Hamas e Jihad Islamica chiedono la fine degli omicidi mirati e del blocco alle citta'. Definiti dettagli per il ritiro israeliano dal nord di Gaza .Ramallah, 29 giu.- Slitta a domani l'annuncio della tregua negli attentati contro Israele firmata Fatah, Hamas e Jihad Islamica. Secondo la radio dell'esercito israeliano, il rinvio di 24 ore e' stato reso noto da Yasser Aber Rabbo, ministro del gabinetto palestinese.Nell'ambito di un accordo condizionato, le tre organizzazioni hanno accettato di porre fine per per tre mesi agli attacchi anti israeliani. In cambio, le fazioni firmatarie chiedono ad Israele la fine degli omicidi mirati e del blocco alle citta' palestinesi, oltre al rilascio dei detenuti. In base alle informazioni diffuse dalla radio dell'esercito israeliano, i rappresentanti di Hamas e della Jihad avrebbero protestato per la presenza della parola 'Israele' nel testo del documento e avrebbero voluto utilizzare la frase 'il nemico sionista'.''Non posso negare che ci siano delle dispute'' - ha detto secondo il quotidiano Haaretz il responsabile delle questioni dei detenuti Hisham Abd al-Raziq - ma l'accordo e' un documento esclusivamente palestinese e il riconoscimento dello stato di Israele non e' una questione rilevante''.Hamas inoltre parla di una ''sospensione condizionata'', precisando che non si tratta di un'''hudna'', di una tregua, bensi' del congelamento degli attacchi che dipende da ''condizioni chiare, la piu' importante delle quali e' la fine di qualsiasi aggressione sionista''. Fatah vorrebbe invece citare la ''mappa per la pace'', una richiesta a cui invece si oppongono Hamas e la Jihad. Non e' escluso che la tregua potrebbe essere proclamata con tre dichiarazioni separate. Secondo Ahmed Ghneim, un esponente di Fatah, l'annuncio potrebbe addirittura slittare a martedi'. La tregua non e' stata sottoscritta da altri tre gruppi: le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina.Intanto il primo ministro israeliano Ariel Sharon ha presentato a Condoleezza Rice, Consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, i dettagli dell'accordo per trasferire all'Autorita' Nazionale Palestinese la responsabilita' della sicurezza nella Striscia di Gaza e alcune misure per alleggerire le restrizioni imposte alla popolazione palestinese tra cui la riapertura dell'aeroporto di Dahaniya e la liberazione dei prigionieri.Definiti gli ultimi dettagli, infine, per il ritiro dell'esercito israeliano dal nord di Gaza. L'operazione, che avverra' entro stanotte, e' stata definita durante l'incontro tra il locale comandante israeliano, Gad Shami e il generale palestinese, Abd al Raziq al Mejeida.








Postato da: Liberali a 17:09 | link | commenti |

STAMINALI: RATTI PARALIZZATI TORNANO A MUOVERE le ZAMPE.

- ROMA, 28 GIU - Decine di migliaia di cellule staminali embrionali umane iniettate nel liquido spinale di 15 ratti paralizzati hanno permesso agli animali di ricominciare a muovere le zampe. L'esperimento, condotto negli Stati Uniti e pubblicato sul Journal of Neuroscience, ha funzionato, anche se in un modo completamente imprevisto.

Nella ricerca, finanziata dall'associazione statunitese per la ricerca sulla Sclerosi laterale amiotrofica (Sla), si e' visto che l'azione delle cellule umane non permette ai topi di riprendere a muoversi in modo normale, ma rappresenta comunque un primo risultato molto incoraggiante, hanno osservato i ricercatori dell'universita' Johns Hopkins, che hanno condotto l'esperimento. Le applicazioni di questa tecnica sull'uomo, rilevano, saranno tuttavia possibili soltanto fra molti anni. ''La nostra prima ipotesi e' che il recupero dei movimenti fosse dovuto alla riparazione dei circuiti nervosi da parte delle cellule staminali umane iniettate, ha detto il neurologo responsabile della ricerca, Douglas Kerr, dell'universita' Johns Hopkins. Alcune delle cellule staminali umane trasferite nei ratti sono effettivamente diventate cellule nervose, ma in una quantita' non sufficiente a permettere il movimento. ''Invece - dicono i ricercatori - queste cellule hanno creato un ambiente che proteggeva i neuroni dei ratti ancora conservati, aiutandoli a sopravvivere''. Un'azione protettiva che, secondo i neurologi, si deve soprattutto a due molecole: una di queste, il fattore di crescita alfa (TGF-alfa) aiuta le cellule nervose del ratto a sopravvivere; l'altra, il fattore neurotrofico derivato dal cervello (BDNF),fa in modo che i neuroni del ratto mantengano la rete di connessioni che li tiene in collegamento e permette il passaggio degli stimoli nervosi.

- L'ESPERIMENTO: il primo passo e' stato infettare i ratti con un virus che seleziona e distrugge le cellule nervose. In questo modo i ratti sono diventati un modello della malattia umana di Lou Gehrig, piu' nota come Sclerosi laterale amiotrofica (Sla), caratterizzata dalla graduale perdita delle connessioni nervose che controllano i muscoli. In un terzo dei ratti sono state trapiantate cellule embrionali umane; negli altri, utilizzati come controlli, sono state iniettate cellule di criceto o cellule umane non staminali. Dodici settimane piu' tardi, i 15 ratti paralizzati nei quali erano state iniettate cellule umane hanno ripreso parzialmente il controllo delle zampe posteriori, recuperando in essere il 40% di forza in piu' rispetto ai ratti trattati con le altre cellule.

- I RISULTATI: la maggior parte delle cellule umane impiantate hanno raggiunto il midollo spinale, dove molte di esse sono diventate cellule nervose (come astrociti, neuroni e motoneuroni). Tuttavia, solo 4 cellule umane in ogni ratto sono diventati motoneuroni, ossia cellule nervose specializzate nel controllo dei movimenti. Riferendosi alla produzione delle due molecole osservata nell'esperimento, i ricercatori hanno osservato: ''in un certo senso i nostri risultati riducono le cellule nervose al ruolo poco eclatante di fabbriche di proteine, tuttavia queste cellule sono in grado di fare cose ugualmente straordinarie che non siamo ancora in grado di spiegare''.

Postato da: Liberali a 00:15 | link | commenti |

venerdì, 27 giugno 2003

La mafia Comunista!

I Governi di Centrosinistra e le Missioni Umanitarie !



I governi di Centrosinistra e le Missioni Umanitarie ……!Vertici: Franco Barberi e Massimo Simonelli responsabili della Protezione civile e della gestione fondi


Furti, illeciti, merci rubate.


La beneficenza in Albania diventò così un grande scandalo. Ma non l'unico


Rossa come la vergogna, bianca come lo spavento, verde come la bile: l'hanno chiamata missione Arcobaleno e mai nome fu più azzeccato. Infatti, ne hanno fatte vedere di tutti i colori. Doveva essere l'esempio di come si gestisce un'operazione di solidarietà. È diventato il simbolo di ogni pasticcio umanitario: container dimenticati, caos nei campi profughi, saccheggi, inchieste penali, inchieste amministrative, inchieste parlamentari, spaventose carenze organizzative, arresti di volontari, ipotesi di reato gravissime, abuso d'ufficio, concussione, associazione per delinquere, persino "attentato agli organi costituzionali". (...)


I primi guai cominciano a fine agosto del '99. La raccolta di denaro in quel momento ha già superato quota 129 miliardi di lire, quella di beni ha riempito più di 2 mila container. Il settimanale Panorama, che pure con mezza Mondadori (e mezza Italia) era stato tra i sostenitori dell'iniziativa, scopre però che 920 di questi 2 mila container (quasi la metà) sono abbandonati al porto di Bari. Giacciono lì, dimenticati, sulla banchina assolata, da almeno due mesi. Su molti di loro c'è la scritta: "Materiale deperibile, utilizzare subito". (...)


Cosa ci sia davvero dentro questi maxicontenitori nessuno lo sa. E in effetti quando i volontari, pochi giorni dopo, cominciano ad aprirli trovano un po' di tutto. Soprattutto cose assolutamente inutili nella drammatica circostanza: scarpe spaiate, cravatte di seta, giacche bianche da cameriere, libri di poesia (caro profugo, fatti una cultura), compact disc di Renato Zero e Laura Pausini, protesi dell'anca, set di microchirurgia pediatrica, il mantello nero della maschera di Zorro, Barbie senza testa, pistole finte e persino i calciatori in miniatura per il Subbuteo. Dieci container sono zeppi di giocattoli e cancellerie; poi ci sono quelli pieni di acqua (43), di vestiti (237), di calzature (19), di saponi e detersivi (16), di taniche (72), di cartoni e sacchi per la spazzatura (11), di coperte e biancheria (19). Tutto lì, scaricato e abbandonato sotto il sole, compresi i beni deperibili. (...) Il pubblico ministero di Bari apre un'inchiesta. Il sottosegretario Franco Barberi ammette che, finita l'emergenza, il 50 per cento del materiale raccolto non è stato distribuito. La Protezione civile mette al lavoro una squadra di operai con tanto di gru: 600 mila lire al giorno, tanto costa smaltire lo spreco. Una parte degli aiuti, quelli riciclabili, finisce ai terremotati in Turchia per la serie "una disgrazia vale l'altra".


"Limitati quantitativi di materiali approvvigionati" (come scrive il burocratico comunicato ufficiale) vengono trasferiti nei magazzini, a tutto vantaggio di polvere e muffa. E circa 400 container, quelli con i farmaci cotti al sole e le paste farcite ribollite nella lamiera, finiscono in discarica. Così, semplicemente, rottamati.Ci si potrebbe consolare con l'esercizio della sottrazione: sono stati raccolti oltre 2 mila container; se 920 sono rimasti a Bari, almeno mille, però, dovrebbero essere arrivati a destinazione. A conti fatti, comunque, ne valeva la pena. (...) Ma l'illusione dura poco, appena il tempo di voltare la pagina di Panorama. E leggere del triste destino degli aiuti che sono riusciti a uscire dalla baia pugliese: 165 container abbandonati a Tirana, 180 al porto di Durazzo. (...) A Durazzo i responsabili della missione Arcobaleno assicurano: "Abbiamo fatto il possibile. Ma arrivavano molti più container di quelli che riuscivamo a smaltire". E così la merce si è ammassata sulle banchine. "Non potevamo interrompere la catena dei trasporti". Non potevano, già. Perciò 180 container sono rimasti bloccati lì, nel caos di un porto, come racconta ancora Panorama, che non aveva nemmeno le gru per spostare le casse. (...)


Il 30 settembre 1999 Panorama pubblica "Missione Arcobaleno: le prove della razzia" (così il titolo).


Si tratta del saccheggio al Villaggio delle Regioni di Valona, il "fiore all'occhiello della missione italiana". Lo scempio avviene il 10 luglio, sotto gli occhi di un volontario, che filma ogni particolare: i poliziotti albanesi che rubano gli aiuti, i militari che danno loro una mano, quelli delle forze speciali di Tirana che dovrebbero evitare il crimine e che invece tengono soltanto a bada la folla che vorrebbe partecipare all'assalto (in pratica: proteggono i ladri dagli aspiranti ladri). Il tutto in un viavai di furgoni e camioncini stipati fino all'inverosimile di beni che si trasformano così d'un botto da merce umanitaria in merce per il mercato nero.E gli italiani? Sono lì, assistono e tacciono. Ci sono poliziotti in divisa, una guardia forestale, i funzionari della Protezione civile. L'unico che apre bocca (mal gliene incolse) è il capo del campo, Luciano Tenaglia che, secondo Panorama, via radio suggerisce: "Io direi di prendere la roba per noi e poi di fregarcene". (...) Per far funzionare la missione Arcobaleno erano stati stanziati 110 miliardi di lire. Li gestiva Massimo Simonelli, un impiegato di settimo livello che in passato si era fatto assumere alle Poste come invalido civile. Il suo principale collaboratore era, per l'appunto, Luciano Tenaglia, che figurava nel mansionario come "autista" ma venne promosso sul campo responsabile del centro di Valona. Risultato: la gestione contabile dai documenti appare piuttosto disinvolta. Di 18 miliardi non si sa più nulla, i rendiconti non sempre sono attendibili ("È accertato che parte delle fatture e delle bolle di consegna non sono vere, si riferiscono cioè a prestazioni inesistenti" scrive il magistrato Michele Emiliano negli atti della procura di Bari), emergono rapporti poco chiari con il boss albanese Rami Isufi. E restano dubbi su circa 100 milioni "presi in prestito" dal medesimo Simonelli, uno che aveva la facoltà, dicono i volontari, di cambiare i dati dell'amministrazione con un semplice tratto di penna. (...) Il fallimento di Arcobaleno è ben presto evidente a tutti. Gli unici che fino all'ultimo non se ne accorgono (o fingono di non accorgersene) sono i politici. Ancora risuonano nell'olimpo delle bugie le sagge parole della Jervolino: "La missione Arcobaleno è il nostro fiore all'occhiello" (29 agosto 1999). O di D'Alema: "Lo scandalo degli aiuti è inventato" (7 settembre). Il ministro degli Esteri Lamberto Dini liquida tutto in una battuta: "Sono polemiche pretestuose" (2 settembre). "Arcobaleno, un'operazione senza ombre" assicura il sottosegretario alla Protezione civile Franco Barberi, accusando i tedeschi: "Il cibo scaduto? Tutta colpa loro. Hanno inviato il tonno senza avvisarci" (9 settembre). E il capo della missione Massimo Simonelli replica borioso: "Nessuno scandalo, ci diffamano. Abbiamo dato fastidio a molti e adesso ci gettano addosso falsità per mettere in ombra il nostro lavoro". (...) Fra le persone che finiscono in carcere ci sono il capo dei volontari, Massimo Simonelli, e il responsabile del campo di Valona, il già citato Luciano Tenaglia (scarcerati entrambi dopo tre mesi). Il 14 ottobre 1999 i due vengono intercettati, nel pieno della bufera, a discutere su come "aggiustare il registro" per giustificare 1 miliardo e mezzo che non torna. Il 18 ottobre Tenaglia telefona tutto soddisfatto: "Ho corretto, ho corretto, ho rifatto le ultime due pagine. A questo punto si sistema tutto". Pessimo volontario e cattivo profeta: tre mesi dopo scattano le manette. L'inchiesta si allarga, travolge i funzionari, scuote il governo. "Paghi chi ha la colpa" dice il sottosegretario con delega alla Protezione civile, Franco Barberi: sei mesi dopo viene rinviato a giudizio pure lui. (...) Intanto arrivano le prime sentenze. Il 20 maggio 2002 la Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Lazio, condanna un funzionario della Farnesina, Piergiorgio Cherubini, che aveva gestito il flusso di denaro tra l'Italia e l'Albania. (...) Dovrà risarcire lo Stato: 1 miliardo di lire (cioè 516.457 euro) oltre agli interessi legali e alle spese di giudizio. (...) Distorsioni, ambiguità, fallimenti. Alla missione Arcobaleno hanno partecipato, in tutto, 6.211 volontari. Per ognuno di loro lo Stato ha speso approssimativamente oltre 200 mila lire al giorno. Non poco. Soprattutto cinque volte più di quello che lo Stato ha speso per ogni profugo (38 mila lire al giorno). Ma ha senso organizzare una missione che per ogni 100 lire che versa a chi soffre ne spende 500 per mantenere i professionisti dell'antisofferenza? E, soprattutto: si poteva fare meglio? Assolutamente sì.












Postato da: Liberali a 23:33 | link | commenti (1) |

Liberate Adriano Sofri

http://liberateadrianosofri.ilcannocchiale.it/

Postato da: Liberali a 00:13 | link | commenti |

giovedì, 26 giugno 2003

Se abbandoni un cane



sei tu il Bastardo.

Postato da: Liberali a 22:58 | link | commenti |

lunedì, 23 giugno 2003

Iran

 

Iran: centinaia gli arresti, secondo gli studenti .


Studenti iraniani minacciano azioni più radicali.


Iran


TEHERAN -- Secondo gli studenti iraniani sarebbero centinaia gli studenti arrestati durante l'ondata di protesta dei giorni scorsi contro le regole imposte dal clero islamico. Proseguendo di questo passo - avvisano - non è lunga la distanza dalla scelta di forme di lotta più radicale e più violenta. Gli studenti, recatisi domenica in parlamento per protestare contro gli arresti, affermano che gino aq giovedì erano 87 i detenuti a Teheran, 250 nella città nord orientale di Urumiyeh, 105 a Sabzevar, nel nord est e 30 a Hamaden, nell'Iran occidentale. "Anche se ci manderanno in prigione e ci metteranno in isolamento - ha detto Saeed Razavi Faqih - ci saranno altri che prenderanno il nostro posto con parole d'ordine ancora più agguerrite e con la voglia di scontrarsi col sistema con metodi ancora più violenti". "A oggi - ha proseguito - siamo seduti su un barile di polvere. Ma chiunque cercherà di giocare col fuoco resterà bruciato". La protesta degli studenti si intreccia con le accuse degli Stati Uniti, secondo cui l'Iran sta cercando di sviluppare armi nucleari. L'Iran ha respinto qualsiasi addebito in questo senso ed ha accusato gli Stati Uniti di interferenze negli affari interni iraniani, tra cui viene citato come esempio il soffiare sul fuoco della protesta degli studenti. Anche se la maggior parte delle proteste degli studenti sono rivolte contro gli oppositori di Kathami dal punto di vista conservatore, critiche sono state rivolte allo stesso Presidente, con inviti ripetuti alle dimissioni, per aver fallito sul terreno delle promesse di riforme nel campo della giustizia, della democrazia e delle libertà sociali dopo sei anni di governo. Gli studenti e gli avvocati riformisti che li sostengono affermano che la maggior parte degli studenti sono stati arrestati da ufficiali della sicurezza in borghese, autorizzati ad arrestare chiunque fosse ritenuto sospetto, senza neanche rendere noto il luogo dove gli arrestati vengono portati. "C'è stato un ordine di arresto di massa. Ma non possono arrestare chiunque loro vogliano" ha dichiarato un parlamentare, chiedendo prima la garanzia dell'anonimato. Gli arresti, in questo modo, sembrano diretti più che altro a soffocare l'ondata di protesta nata attorno ai campus universitari a Teheran due settimane fa e poi diffusasi per tutto il Paese. Le autorità hanno in particolare timore di una grossa sollevazione degli studenti in occasione del raduno di potesta fissato per il 9 luglio, in ricorrenza del violento attacco dei vigilantes islamici al dormitorio universitario del 1999.


Frattini dove sei?


Unione Europea dove sei?










Postato da: Liberali a 23:07 | link | commenti |

sabato, 21 giugno 2003

Basta essere di sinistra .


-Silvia Baraldini lavora per il Comune di Roma. Scoperto  il particolare incarico di "collaboratrice esterna" per questioni di lavoro e diritto femminile: "Chissà di cosa è esperta la signora, se non di terrorismo". Il Campidoglio: "Polemica inutile".


Una vergogna .


 ROMA - Silvia Baraldini consulente del comune di Roma. La donna condannata per terrorismo a quaranta anni di detenzione negli Stati Uniti diventerà presto collaboratrice esterna con regolare contratto temporaneo di nove mesi per uno stipendio di 12.000 euro lordi. Compito assegnato: partecipare all’Osservatorio comunale sull’occupazione e le condizioni del lavoro a Roma, in particolare svolgendo ricerche "relative all’analisi delle caratteristiche del lavoro femminile" per le quali la Baraldini presenterebbe "i requisiti necessari di professionalità e di comprovata esperienza nei compiti indicati". A fare la scoperta, navigando sul sito Internet del Comune , è stato il consigliere comunale capitolino di Alleanza nazionale, Marco Marsilio. "Mi sono incuriosito nel vedere che il nome di una certa dottoressa Silvia Baraldini - spiega adesso - era compreso nel Comitato tecnico scientifico. Cercando notizie dagli uffici ho prima scoperto che nessuna delibera di Giunta era mai stata approvata per conferire questo incarico di collaborazione esterna (come di solito avviene), e solo ricercando fra le Determinazioni dirigenziali ho scovato la n. 1042 del 27 dicembre 2002, e ho avuto conferma che la Baraldini in questione fosse proprio lei e non una sua oscura omonima"."Quali siano le comprovate esperienze della Baraldini sulla condizione del lavoro femminile è un vero mistero – aggiunge Marsilio – è in ogni caso scandaloso che mentre la piaga del terrorismo continua a mietere vittime, il sindaco Veltroni senta il bisogno di pagare la consulenza di un personaggio che definire inquietante è poco. A meno che, e questo è il sospetto, la sinistra italiana non continui a ritenere la Baraldini una povera vittima di una persecuzione giudiziaria yankee. Per questo fa di tutto per alleviarle le sofferenze della detenzione. Nel disciplinare d’incarico è prevista anche la partecipazione a riunioni, convegni e conferenze: come sia possibile tale attività con il regime di detenzione è un altro mistero. Mi chiedo anzi se questo trattamento di lusso per una detenuta evidentemente più uguale degli altri detenuti, sia rispettoso degli impegni assunti all’epoca dal governo italiano con quello statunitense: mi sembra di ricordare gli Stati Uniti posero condizioni molto rigide sul regime di detenzione da osservare per permettere il trasferimento in Italia".Nieri, da parte sua, ribatte tutte le accuse: "Mi pare una polemica inutile e strumentale. I fatti che riguardano Silvia Barldini - si legge in un comunicato - risalgono a moltissimi anni fa. Non entro nel merito della vicenda processuale che la riguarda" né in quanto deciso dagli accordi fra Italia e Usa. Poi l'assessore ammette: "La Barabldini lavora con noi (...) Ci sembra che a nessuno, ribadisco, a nessuno vada esclusa una possibilità di reintegrarsi dal punto di vista socio-lavorativo". La conclusione è lapidaria: "Misteri non ce ne sono. Anzi. Si tratta solo di una collaborazione professionale con una persona in esecuzione penale esterna". Marsilio non accetta di passare da "spietato esecutore della legge" e dice: "Se tutto era alla luce del sole perché l'ho dovuto scoprire io, un esponente dell'opposizione? Se era una cosa da vantare...". Infine il consigliere di An dice: "Qualche tempo fa venne messo sotto contratto il leader dei noglobal capitolini accusato in vari processi per distruzione del patrimonio dello Stato. La giunta di centrosinistra ha fatto un salto in avanti. Non c'è che dire". 19 GIUGNO 2003; ORE 17:15 - Ultimo aggiornamento ore 18:20 - Il Nuovo.it




Postato da: Liberali a 18:51 | link | commenti |

venerdì, 20 giugno 2003

IL CSM Si autoassolve


 




 Roma, 19 giu.-


- E' ''assolutamente infondata'' l'accusa rivolta ai magistrati, sia giudici che pm, di perseguire ''finalita' diverse da quelle di giustizia''. Un'accusa che e' anche ''la piu' grave'' poiche' proviene da ''esponenti politici investiti delle piu' alte responsabilita''' e crea una ''forte delegittimazione della funzione giudiziaria nel suo complesso e dei singoli magistrati''. Si tratta di ''denigrazioni diffamatorie'', con ''generiche e immotivate accuse di parzialita''', e cio' ''non e' ammissibile''. Il clima dei rapporti tra le istituzioni suscita quindi una ''allarmata preoccupazione''. Sono alcuni dei passaggi del documento del Csm ''a tutela'' dei magistrati attaccati da diversi esponenti del centro-destra, a cominciare dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Un testo approvato oggi dal plenum.


Il documento ''a tutela'' di tutte le toghe e' stato approvato a larghissima maggioranza. Il 'no' e' arrivato dai laici della Cdl: un intervento illegittimo, hanno sostenuto, chiedendo poi che la pratica fosse archiviata. ''Non e' stata travalicata la soglia sufficiente e necessaria per ritenere integrata una vera e propria lesione all'indipendenza e all'autonomia della magistratura'', hanno spiegato infatti nel documento di minoranza proposto.


Ma l'assemblea ha concluso diversamente. Inizialmente, l'intervento del Csm era stato chiesto a ''difesa'' dei giudici milanesi del processo Imi/Sir-Lodo Mondadori, accusati dopo la sentenza di condanna per Cesare Previti di voler ''colpire'' le forze di governo; e dei magistrati di Palermo contro i quali si erano levati attacchi all'indomani della sentenza di assoluzione di Giulio Andreotti. Ma poi sotto accusa sono finiti anche i giudici del processo Sme (''un manipolo che vuole eliminare una parte politica'' e ha costruito un processo basato su ''prove false e occultate''), assieme ai magistrati di Torino titolari dell'inchiesta su Telekom Serbia, definiti ''in una trasmissione televisiva 'combattenti collaterali di sinistra'''.


Di fronte a cio', e' stato il ragionamento che ha guidato la scelta dei consiglieri di Palazzo dei Marescialli, il Csm deve intervenire ''a tutela di tutta la magistratura''. Cosi', ha preso corpo l'idea del documento unico.


Nelle due pagine e mezzo di documento non viene mai citato il presidente del Consiglio, ma si fa riferimento agli ''attacchi ripetutamente rivolti'' a pm e giudici da ''esponenti politici investiti delle piu' alte responsabilita'''. Il richiamo iniziale e' alle parole piu' volte pronunciate dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi: ''La stabilita' delle istituzioni si fonda sulla divisione dei poteri e sul rispetto pieno e reciproco delle funzioni di ciascuno''.


Poi, si rivendica la legittimita' dell'intervento del Csm, al quale spetta ''il compito primario di tutelare l'indipendenza e l'autonomia della magistratura e in particolar modo di ciascun magistrato nell'esercizio concreto delle sue funzioni, contro attacchi e condizionamenti indebiti, da qualunque parte essi provengano ed in qualunque modo essi vengano attuati''. ''Quando singoli magistrati o pronunce di organi giudiziari vengano fatte oggetto non di critiche, sempre legittime, ma di denigrazioni diffamatorie per mezzo di generiche e immotivate accuse di parzialita', il Consiglio -e' sottolineato ancora nel documento- deve intervenire a tutela della credibilita' della funzione giudiziaria, perche' la fiducia dei cittadini nella giurisdizione e' una garanzia assoluta ed indispensabile della vita democratica''.



 Magistrati che giudicano altri magistrati e li assolvono.


Bella giustizia .Andatelo a dire a Enzo Tortora ,Giulio Andreotti a Clelio Darida e a tutti quelle persone accusate ,condannate e poi risultate innocenti e nessuno di quei magistrati ha perso il posto, al contrario  ironia della sorte  sono stati promossi ad altri alti  incarichi.


Vergogna















Postato da: Liberali a 22:09 | link | commenti |

Ultimi Commenti

utente anonimo in    &n...

Archivio

oggi
gennaio 2007
maggio 2006
novembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
luglio 2003
giugno 2003
maggio 2003
aprile 2003

Foto Recenti