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Pensioni: Della Vedova, Prodi dà i numeri
“I beneficiati della Finanziaria non sono 9,5 milioni, ma molti meno”
Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali e deputato di Forza Italia:
“I calcoli di Prodi riguardo agli effetti delle nuove aliquote Irpef sulle tasche dei pensionati costituiscono l’ennesimo maldestro tentativo del Governo di mistificare la realtà.
Solo nascondendo agli italiani una parte importante della verità, si può sostenere che circa 9,5 milioni di pensionati – in pratica i redditi inferiori a 40 mila euro - abbiano un beneficio dalla rimodulazione delle aliquote.
Anzitutto, con il passaggio da un sistema di deduzioni ad uno di detrazioni la base imponibile sulla quale si calcolano le addizionali Irpef regionali e comunali aumenta: questo fa sì che il beneficio fiscale sia appannaggio solo dei redditi inferiori a 20 mila euro, e non di quelli sotto i 40 mila. E già così i 9,5 milioni di pensionati di cui Prodi parla diverrebbero meno di 6.
Se poi consideriamo anche l’effetto della prossima riforma della tassazione sul risparmio il quadro complessivo è ancora più sconfortante. Nel caso dei pensionati, non si tratta di un intervento limitato: i pensionati posseggono – dati di Bankitalia alla mano – circa il 35% delle attività finanziarie detenute dalle famiglie, una quota considerevole.
Se a questo aggiungiamo tutti gli interventi previsti dalla Finanziaria, vediamo che la platea dei pensionati beneficiati si riduce ancor più drasticamente. Quale che sia o possa essere il tentativo di Prodi di propagandare come “seria e giusta” una Finanziaria di sole tasse e spesa pubblica, è destinata a scontrarsi con l’impietosa realtà dei numeri.”
Una barca a vela pagata da noi per scortare quella di D’Alema

Il ministro non può rinunziare alle vacanze-crociere con famiglia
e vecchi amici ed a eventuali regate nazionali ed internazionali
Una barca a vela pagata
da noi per scortare
quella di D’Alema
Le nuove tasse che Prodi ed il vice ministro Visco stanno per imporci
dovranno servire anche per consentire alla Polizia di Stato di acquistare
con urgenza uno o più velieri che dovranno vigilare sulle vacanze-crociere
ed eventuali regate del nostro ministro degli Esteri. Il quale, chiaramente,
non può rinunziare al suo vecchio “hobby” da super-milionario in euro.
di Gaetano Saglimbeni
Si poteva mai pensare che il neo ministro degli Esteri Massimo D’Alema, presidente dei post-comunisti della Quercia, potesse rinunziare al suo vecchio “hobby” da super-milionario in euro? No, di certo. Ed allora, visto che manca poco all’inizio delle vacanze-crociere del ministro con famiglia e amici ed a eventuali sue partecipazioni a regate nazionali e internazionali, si è reso necessario, per il premier Romano Prodi ed il ministro dell’Interno Giuliano Amato, provvedere immediatamente alla adozione delle misure necessarie per assicurare all’illustre uomo di governo una adeguata protezione anche in mare.
Come? Passando dalle cosiddette auto blu delle abituali scorte sulla terraferma ad una o più “vele blu” in grado di sorvegliare in mare, giorno e notte, la favolosa “Ikarus II” del neo titolare della Farnesina. E non sarà facile. Perché, non essendo possibile ordinare nuove imbarcazioni da “varare” nel giro di un mese o poco più, bisogna attrezzare adeguatamente quelle di cui la Polizia di Stato dispone, vecchie “carrette” che, così come sono, sfigurerebbero certo e difficilmente potrebbero reggere le “performance” di una barca da competizione com’è quella del presidente della Quercia.
Si può garantire la sicurezza ad una “Ferrari del mare” mettendole accanto delle vecchie Fiat Balilla? Per garantire lo “yacht” non piccolo ma nemmeno molto grande dell’ex premier Silvio Berlusconi, ancorato davanti a villa Certosa in Sardegna, bastava una pilotina della Polizia di Stato, alla quale se ne aggiungeva una seconda quando bisognava scortarlo al largo di Porto Rotondo e Porto Cervo; ma la barca di D’Alema ha bisogno di una scorta molto più impegnativa, perché il padrone di “Ikarus II” ama spingersi molto più in là per le sue vacanze-crociere, veleggiando dal un capo all’altro del Mediterraneo, dalla Costa Azzurra e dalla Spagna alle isole del Peloponneso, Rodi, Cipro, con qualche puntatina anche negli arcipelaghi fuori dallo stretto di Gilbilterra. Insomma, bisogna trovar subito i soldi per ordinare le nuovissime “vele blu” necessarie alla bisogna. Prodi ed il suo vice-ministro per le Finanze Visco stanno già provvedendo: fra le nuove tasse da “regalare” agli italiani, una in più o in meno conta poco.
“La vela è stata sempre la grande passione di Massimo D’Alema”, dice Fabrizio Rondolino, suo ex consigliere per la comunicazione a Palazzo Chigi (nel 1998-99, quando l’allora segretario dei Ds ex Pci prese il posto del defenestrato Prodi alla presidenza del Consiglio). La prima barca, la “Ikarus I”, se l’è fatta, ricorda Rondolino, vendendo una casetta che il padre gli aveva lasciato nella campagne dell’Umbria; e per la seconda, la ”Ikarus II”, molto più costosa (una barca che è insieme da crociera e da regata, 18 metri di lunghezza fuori tutto e 15 metri di lunghezza al galleggiamento, acquistata in leasing insieme a due soci per un numero di miliardi delle vecchie lire che nessuno è in grado di indicare con precisione, senza gli arredi “firmati” che gli sono stati regalati da importanti ditte per scopi pubblicitari), ha pagato e paga per la sua parte alla ex Banca Popolare di Lodi, amministrata dal “finanziere d’assalto” Gianpiero Fiorani (oggi agli arresti domiciliari), 8.068 euro al mese, 16 milioni delle vecchie lire.
Una somma immensa, certo, per chi timbra ogni giorno il cartellino in fabbrica o in ufficio; ma per uno che è in politica da una vita, che è stato presidente del Consiglio ed europarlamentare a Strasburgo, 16 milioni delle vecchie lire da versare al mese per la barca non possono rappresentare e non rappresentano una somma proibitiva. Molti di più ne spende, il compagno D’Alema, per mantenerla in attività, la sua bella barca da crociera e da competizione, anche quando gli serve solo per passare i “week end” in Costa Azzurra o a Portoferraio.
Dovrà spenderne molti di più, adesso, anche la Polizia di Stato, per assicurare la scorta in mare allo skipper ministero degli Esteri. Informazioni dell’ultima ora ci assicurano che, in attese delle “vele blu” da ordinare a cantieri specializzati, si farà fronte alle immediate esigenze, per questa estate, con uno “yacht” grande pressappoco come quello di Berlusconi, sequestrato di recente ad un noto mafioso.
Post scriptum - Ma le sinistre, con il presidente dei Ds D'Alema in primo piano, non hanno strillato per i cinque anni del governo Berlusconi che la Polizia di Stato italiana non disponeva neppure della benzina per far uscire dai garage le auto impegnate nei normali servizi di sicurezza? Adesso, con l'avvento di Prodi a palazzo Chigi, è diventata ricca al punto da potersi consentire anche l'acquisto di "vele blu" per assistere il ministro degli Esteri nelle sue vacanze-crociere ed in eventuali regate nazionali e internazionali? Costeranno molto, agli italiani, le vacanze del loro ministro degli Esteri.
Gaetano Saglimbeni
Voto all'estero: è stato truccato

Ancora una volta le ultime elezioni sono sotto accusa. Nel mirino questa volta però c'è il voto degli italiani all'estero e, in particolare, quello in Sud America. In un documentario girato proprio nei giorni delle votazioni per conto del canale satellitare Cult, due candidati dei Ds si accusano a vicenda di frode, mentre un dirigente della Quercia li avverte: "Dovete stare zitti, se si rivota perdiamo". Questo è quanto svela Il Giornale.
In Hermanos de Italia, (questo è il titolo del documento in presa diretta, girato prima e dopo le ultime votazioni degli italiani all'estero) si denunciano brogli da parte della sinistra. Due candidate dei Ds, Mirella Giai e Marisa Bafile, una beffata e l'altra eletta, accuserebbero di truffa Edoardo Pollastri, eletto, vicino alla Margherita e in ottimi rapporti con il responsabile esteri del partito Franco Danieli, ma l'emissario della Quercia Norberto Lombardi, dopo uno scontro durissimo, le pregherebbe di tacere.
Mirella Giai era stata proclamata eletta, ma dopo un fantomatico riconteggio, il seggio le era stato tolto per darlo all'indipendente Edoardo Pollastri. Secondo la Giai quel ritocco sarebbe una volontà del partito, visto che tra i sei eletti all'estero la maggior parte sono esponenti dei Ds. Quindi insieme con Marisa Bafile si reca da Norberto Lombardi per spiegare i suoi sospetti.
L'emissario di Piero Fassino cerca di calmare la Giai, ma la reazione è durissima: "Io faccio denuncia, rendo pubblica la frode". Lombardi cerca ancora di tenere bassi i toni: "Questa cosa meno si agita e meglio è...". Interviene anche la Bafile: "Io non sono d'accordo. Il partito ci deve dare sostegno legale. Se le cose stanno così, dovrete trovarvi solo dei Pollastri! Altrimenti quanto chiederete qualcosa alla rete dei Ds vi arriverà una pernacchia internazionale! Non mettete in mezzo personaggi come Pollastri e Pallaro che vabbè...". Ci sarebbe anche una telefonata con cui Danieli prometterebbe alla Giai un posto al ministero per gli Italiani all'estero per "risolvere la sua parte economica". Secondo il Giornale la Giai e la Bafile avrebbero scritto un dossier sul voto che minacciano di rendere noto nei prossimi giorni.
Il documentario andrà in onda sul canale satelittare Cult della piattoforma Sky l'11 giugno alle 22.50.
"La politica del sindaco Sergio Cofferati ha fallito
Bologna, 25 mag. - (Adnkronos) - "La politica del sindaco Sergio Cofferati ha fallito. Con i balletti politici non si aggiustano le strade". Gian Luca Galletti, parlamentare dell'Udc, non usa mezzi termini per dichiarare fallimentare l'andamento dell'amministrazione della citta' di Bologna. A poche ore dalle esternazioni del presidente di Ascom, Bruno Filetti, che non ha risparmiato la giunta guidata dall'ex leader della Cgil di pesanti critiche, Galletti sottolinea che "oggi non sono piu' solo i partiti dell'opposizione a denunciare l'inefficenza di Cofferati, ma anche le realta' economico-sociali piu' importanti e rappresentative della citta"', quali appunto Ascom.
Mauro Del Bue: Bonino discriminata
Prodi, Rutelli e Mastella, “utili idioti” al servizio di comunisti e no-global

L’armata Brancaleone delle sinistre è arrivata nei palazzi del potere
Prodi, Rutelli e Mastella,
“utili idioti”al servizio
di comunisti e no-global
di Gaetano Saglimbeni
L’interrogativo è uno solo, amici lettori: affidereste la progettazione della vostra casa ad un ingegnere che ha costruito e visto crollare uno dopo l’altro i suoi palazzi in città? La vostra vita ad un chirurgo che, per imperizia o strafottenza, ha spedito anzitempo all’altro mondo decine di pazienti? O i vostri soldi ad un operatore finanziario che ha portato la propria famiglia sul lastrico? L’ingegnere può proclamare ai quattro venti di essere il più bravo, il chirurgo di essere il più capace e l’operatore finanziario di essere un genio della economia; ma a nessuna persona sensata verrà mai in mente di rivolgersi all’uno o all’altro.
E’ il discorso che fanno in Italia le persone serie, non accecate dal fanatismo politico, sugli uomini che hanno avuto a che fare in qualche modo con il comunismo crollato miseramente e tragicamente nel mondo. Nessuno, certo, vuole addebitare ai comunisti italiani responsabilità che non hanno avuto: non erano in Unione sovietica i Napolitano, i D’Alema, i Veltroni, i Fassino, quando Stalin sterminava i dissidenti, né in Ungheria e Cecoslovacchia quando i carri armati sovietici reprimevano nel sangue le legittime rivolte di quei popoli. Ma lo stalinista Napolitano, oggi presidente della Repubblica italiana, non esitò un istante ad approvare l’invasione dell’Ungheria, sostenendo che era “necessaria per la pace nel mondo”. E il D’Alema ministro degli Esteri, il Veltroni sindaco di Roma erano direttori dell’Unità, organo ufficiale del Partito comunista italiano, quando quei tragici eventi si compivano e non mi risulta che abbiano mai scritto una parola contro l’establishment sovietico che li aveva ordinati: erano di piena e convinta “adesione ai princìpi ed ai valori del comunismo”, i loro scritti, e quel “paradiso in terra”, fatto di repressioni e tanta miseria, lo hanno per lunghi anni additato a modello per una Italia che di comunismo, per nostra fortuna, non ha mai voluto sentirne.
Adesso si dicono “pentiti”, i Napolitano, D’Alema, Veltroni, Fassino. Hanno trasformato il vecchio Pci prima in Quercia, poi in Ds (Democratici di sinistra) ed ora progettano addirittura di unirsi agli ex democristiani della Margherita per creare il Pd (Partito democratico), omettendo qualsiasi riferimento alla sinistra. Operazione più che legittima, a me pare. “Soltanto gli imbecilli, quando si avvedono dell’errore, restano legati alla vecchia bandiera”, diceva un vecchio saggio. Solo che, nel dirsi ”pentiti”, questi signori non rinnegano nulla del loro passato ed anzi lo esibiscono come fosse un punto di merito. “Siamo noi i più bravi, i più preparati, i più capaci, e soltanto noi possiamo salvare l’Italia”, non si stancano di ripetere. Forse anche i più belli, pensa qualcuno. E francamente, a parte la bellezza (che, se c’è, è un fatto naturale), non si capisce dove abbiano acquisito tanta preparazione e professionalità. Alla scuola moscovita del comunismo o a quella delle Frattocchie, in Italia? In ogni caso, non vedo come un funzionario di partito, indottrinato alla scuola del comunismo (di un sistema cioè che era ed è esattamente il contrario del capitalismo), possa proporsi adesso come “genio della economia” anche nel mondo capitalistico, alla direzione dell’azienda Italia. Le buone referenze, si sa, sono importanti anche quando si assume una cameriera; e quelle dei nostri comunisti “pentiti” non mi sembrano le più rassicuranti.
Erano il “paradiso in terra”, per loro, l’Unione sovietica, i Paesi dell’Est europeo, la Cina, il Nord Vietnam, il Laos, la Cambogia, Cuba, dove la gente, leggevamo sull’Unità, “viveva felice e appagata”, senza l’assillo della proprietà privata che Bertinotti considera ancora oggi “causa di tutti i mali del mondo”; e l’inferno era il mondo capitalistico (Italia compresa, ovviamente), dove “i ricchi diventavano sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri” (ed il funzionario di partito D’Alema, studente fuoricorso all’università di Pisa, non poteva neppure sognarselo di poter diventare un giorno proprietario di una barca da milionario in euro).
Altri tempi, certo, che sembrano lontani anni luce. I Paesi dell’Est europeo, finalmente liberi dalla miseria e dagli orrori del comunismo, fanno parte oggi della libera e democratica Unione europea; la Cina comunista si è aperta al capitalismo più sfrenato, anche se di democrazia e libertà da concedere al popolo non intende neppure parlare; ed i comunisti “pentiti” Napolitano, D’Alema, Veltroni e Fassino, un tempo “laudatores” tra i più convinti ed entusiasti del regime sovietico che sognavano di importare in Italia, non esitano oggi a riciclarsi nel capitalismo, maestri e super-esperti anche nella "libera economia in libero mercato". E vorrebbero insegnare queste cose pure al dottor Silvio Berlusconi, che il capitalismo lo ha praticato egregiamente da imprenditore prima che da politico, al punto da diventare con il suo lavoro (e senza l'eredità paterna preziosissima per i padroni della Fiat e di altri imperi industriali) l’uomo più ricco d’Italia ed uno dei più ricchi del mondo.
“Berlusconi, bravissimo come imprenditore, in politica ha clamorosamente fallito”, hanno strillato in campagna elettorale i signori delle sinistre, “e noi siamo pronti a governare per salvare il nostro Paese”. Come e con chi? Sono tanti i politici delle sinistre, “grandi economisti” di ieri e di oggi (Prodi è da 28 anni sulla scena politica), che discutono al capezzale della “grande ammalata” Italia. Dicono di avere in tasca “ricette miracolose” per salvarla, e mi domando perché non le abbiano tirate fuori in passato: soprattutto, nei sette anni e mezzo in cui sono stati ufficialmente al governo, dal 1994 al maggio del 2001, con quattro premier (Dini, Prodi, D’Alema e Amato) e ben 91 ministri.
Gli italiani, di quel periodo, ricordano soltanto che hanno dovuto pagare senza fiatare, con le tasse più alte d’Europa, anche una super-tassa per l’ingresso in Europa; e gli industriali di essersi “dissanguati” a pagare una super-tassa su imprese e lavoro, la famigerata Irap (istituita da uno dei “super-illuminati” ministri economici della sinistra, Vincenzo Visco), che non esiste in nessuna parte del mondo, che l’Unione europea ha ritenuto “immorale e illegale” e Berlusconi, in periodo di vacche magre per l’Italia e l’Europa, ha potuto ridurre solo in parte.
Una situazione incancrenita da anni di immobilismo, dalle velleitarie e sbagliatissime diagnosi dei “soloni della economia” che, con le loro follie e gli sperperi in serie, hanno lasciato in eredità a tutti noi (non soltanto al governo Berlusconi) il debito pubblico più alto d’Europa. E adesso, i comunisti “pentiti” di casa nostra vogliono salvarla dal baratro, l’Italia. Con il Bertinotti di Rifondazione comunista, che sette anni fa ha già cacciato Prodi da presidente del Consiglio per sostituirlo con D’Alema; con il Diliberto del Pdci, “orgogliosi di essere ancora e sempre comunisti”; con la rissosa e tumultuosa “armata Brancaleone” rappresentata dai no-global di Agnoletto e Francesco Caruso, dai centri sociali di Luca Casarini, dai pacifisti anti-americani che nelle piazze danno del “criminale” a Bush, inneggiano al dittatore Saddam Hiussein che gli iracheni si preparano a condannare a morte e per i militari italiani in Iraq invocano “dieci, cento, mille Nassiriya”.
E’ cambiato qualcosa, in Italia, dagli anni del primo governo Prodi (insediatosi esattamente dieci anni fa)?. Sono cambiati i rapporti di forza nella coalizione del professore, che allora era di centrosinistra e adesso è di sinistra-centro. Nel 1966 le forze della maggioranza, tra sinistra e centro, erano pressoché alla pari ed oggi sono in un rapporto di tre a uno a favore delle sinistre e dell’estrema sinistra. E questo significa che, se il prof. Prodi non accettano i “diktat” di Bertinotti e compagni, può soltanto rifare le valige, come nell’ottobre del 1998, quando fu messo alla porta senza neppure i sette giorni che di solito si danno ai servitori da licenziare. La realtà, piaccia o non piaccia a Prodi, Rutelli e Mastella, è questa. Il ruolo dei moderati, nella coalizione di governo, sarà ancora e sempre di più quello degli “utili idioti”: al servizio di coloro che hanno passato una vita ad applaudire ed esaltare il comunismo fallito miseramente in tutto il mondo ed oggi si auto-proclamano (con le chiacchiere, in cui sono stati e continuano ad essere maestri, e senza provare il rossore della vergogna) statisti tra i più illuminati, i più preparati e capaci.
Gaetano Saglimbeni
www.gaetanosaglimbenitaormina.it
Cina comunista :Harbin, per il governo "è possibile" nascondere una "catastrofe ecologica" Zhang - osservano i giornali cinesi - sembra ritenere corretto nascondere un distastro ambientale, per evitare pubblico allarme. I media fanno anche notare che egli dimentica la legge: la sezione 31 dell'Ordinanza per la protezione ambientale dice che l'unità responsabile per un'emergenza ambientale deve informare gli altri uffici e i residenti che saranno colpiti dalle conseguenze. I responsabili della fabbrica di Jilin, invece, hanno sempre negato che l'esplosione del 13 novembre avesse causato inquinamento, fino all'ammissione del Sepa del 24 novembre.Un giornale del Guandong, che aveva mandato i suoi reporter a Jilin per investigare sull'esplosione dell'impianto, riferisce di aver ricevuto pressioni dal governo provinciale per "tagliare" l'articolo. Anche altre fonti confermano interventi del governo locale sulle altre provincie per "richiamare" i giornalisti, motivo del black out di notizie in quei giorni. Da più parti viene evidenziata la poca cura per la salute pubblica. "Rivelare la notizia 5 giorni [dopo l'esplosione] è terribile - dice Zhang Ming, professore all'Università Renmin di Pechino - perché l'acqua per le città lungo il fiume può essere già stata inquinata". I media cinesi sono critici sulla condotta dei responsabili della fabbrica di Jilin e su quella del governo, che hanno nascosto la notizia dello sversamento nel fiume Songhua di 100 tonnellate di prodotti chimici tossici. La sfiducia si estende all'agenzia governativa Xinhua: di solito i media locali riprendono da questa fonte le notizie, ma questa volta hanno mandato loro reporters ad Harbin e dintorni.Ad Harbin non sarebbe bastato chiudere l'acquedotto per qualche giorno, per evitare gravi danni. "Le sostanze tossiche ancora ci sono [nell'acqua] perché il fiume è in parte gelato. Fino alla prossima primavera, dovremo adottare varie attenzioni per essere sicuri che l'acqua sia salubre." La stampa osserva che il Songhua è lungo 1927 km. e attraversa 30 grandi città, oltre a villaggi con una popolazione rurale lasciata senza informazioni né protezione. Zhang Zuoji, governatore dell'Heilongjiang si dichiara preoccupato che molti contadini possano non avere conosciuto gli avvisi pubblici e prendano acqua dal Songhua. In Russia prevedono l'arrivo della massa d'acqua inquinata entro domani, mentre fonti cinesi ritengono ci vorrà più tempo. Nel frattempo è stato creato un comitato d'emergenza per controllare la situazione. I media russi parlano di "catastrofe ecologica" e aumentano le voci che chiedono un risarcimento alla Cina per il danno, reso peggiore dal ritardo nell'informazione. Una norma di diritto internazione prevede la responsabilità di uno Stato per l'inquinamento causato nell'acqua di altri Paesi.In Cina viene anche osservato che lo sversamento nel fiume delle sostanze chimiche potrebbe causare una responsabilità penale. Il 24 novembre un abitante di Harbin ha proposto causa contro l'impresa responsabile per la fabbrica di Jilin chiedendo un risarcimento simbolico di 15 yuan e scuse formali su un giornale.
Fonti ufficiali in Cina difendono le bugie dei poteri pubblici sulle sostanze tossiche nel fiume Songhua. Cresce la polemica sui media cinesi. Allarme in Russia, possibile la richiesta a Pechino di un risarcimento.Mentre la massa di acqua inquinata passa oltre Harbin e si dirige in Russia, in Cina aumenta la polemica sul comportamento del governo, che ha nascosto per 10 giorni la presenza di sostanze tossiche nel fiume Songhua. Fonti ufficiali tentano comunque di giustificare la condotta delle autorità, mentre esperti e media sono sempre più critici."Ci sono - dice Zhang Lijun, vice direttore dell'Amministrazione per la protezione ambientale dello Stato (Sepa) - molti modi di dare un'informazione. Un modo è renderla pubblica, e un altro è informare solo i governi locali e le imprese che si trovano lungo il corso del fiume contaminato". "Quello che ha fatto il governo del Jilin [di nascondere l'inquinamento] è possibile e OK; ha impedito che la popolazione fosse allarmata".
Le autorità dello Zambia hanno autorizzato
Haroon Aswat, britannico di origine
importante negli attentati del 7 luglio
a Londra.L'annuncio è stato fatto dal presidente
zambiano, Levy Mwanawasa. Anche gli
Stati Uniti ne chiedevano l'estradizione,
stata scelta la Gran Bretagna, Paese di
origine del presunto terrorista. Aswat
è detenuto a Lusaka dal 20 luglio.